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ARCH ENEMY – ‘As The Stages Burn!’

Nella filosofia aristotelica il “sillogismo” è il perfetto ragionamento deduttivo per cui, date due premesse, ne segue necessariamente una conseguenza.

Premessa N°1: ‘As The Stages Burn!’ è la prima attesa release ufficiale che ritrae la nuova formazione degli Arch Enemy, quella che ha visto la talentuosa ed appariscente Alissa White-Gluz prendere il posto della storica frontwoman Angela Gossow ed il funambolico Jeff Loomis (ben noto per la sua lunga militanza nei Nevermore) completare con il leader maximo di sempre Michael Amott una delle coppie di chitarristi più dotate dell’intera scena metal. Per celebrare questo avvenimento, la Nuclear Blast ha messo a disposizione della band un budget davvero importante, che ha reso possibile l’uso frequente di effetti pirotecnici all’interno di uno show studiato nei minimi particolari, appagante anche dal punto di vista visuale e qui pubblicato nella solita varietà di supporti multimediali (cd, dvd, bluray e vinile).

Premessa N°2: gli Arch Enemy sono, a tutti gli effetti, un supergruppo, e lo sarebbero con ogni probabilità anche se non suonassero del death metal melodico ma qualcosa di meno estremo dal punto di vista vocale o di più originale da quello sonoro. Ci ritroviamo quindi su questa ipotetica bilancia a due piatti da una parte un grande dispendio di mezzi e dall’altra, in un equilibrio quasi perfetto, un eccellente tecnica strumentale. Ora la domanda nasce spontanea : ‘As The Stages Burn’ è un grande disco dal vivo? Alt! Sto per farmi prendere dalla spirito di “maximus doomicus”. Sta partendo il trip mistico. Se per voi una recensione deve essere breve e stringata allora sappiate che “Sì”, gli Arch Enemy non si discutono, sciorinano pezzi come la terremotante titletrack del recente ‘War Eternal’ e vecchi classici come ‘Ravenous’ e ‘We Will Rise’ con maestria assoluta. Il tiro è sempre garantito dalla sezione ritmica deluxe le formata da Daniel Erlandsson e Sharlee D’Angelo ed il mix di riffs, assoli fiume ed armonici ispiratissimi by Amott & Loomis è ovviamente l’arma in più di un live che è anche la consacrazione per l’ottima nuova vocalist Alissa White-Gluz, abilissima sia nel growling che nel tenere in pugno una platea di enormi dimensioni. Sophia Loren in una pubblicità diceva: “accattatevill!” Stop! Buona la prima… abbiamo altre scene da girare… no Max, cos’è quell’espressione corrucciata sul tuo volto? Vuoi far partire il trip? Ok, allora prima diciamo  “saluti e baci” ai lettori che non vorranno continuare la lettura. E’ stato bello… adios.

Siete ancora qui??? Stoici… peggio per voi… Recensione Ciak #2: Si gira:
Allora per voi cuori impavidi che parta il trip. Riavvolgiamo il nastro. Mi chiedevo se questo sia un grande album dal vivo. Mi rispondo con una domanda: “Cosa significa grande?”  Se il significato che dobbiamo dare all’aggettivo è quello letterale allora sì, senza dubbio, e qui mi ripeterò un po’ (ma mettendoci un po’ più di polpa e andando in profondità, lo so che vi piace..) questo live è davvero grandioso, anzi, assolutamente ineccepibile per esecuzione strumentale. Che aggiungere su Michael Amott e Jeff Loomis? Entrambi hanno avuto un’influenza importante all’interno delle rispettive scene di provenienza. Michael ha innovato in campo estremo passando da un grindcore tecnico ad un un death metal melodico (con i grandi Carcass) ed ha poi contribuito a rendere appetibile alle masse il melodic death metal con gli Arch Enemy (senza dimenticare lo stoner degli Spiritual Beggars) mentre Loomis si è reso protagonista di un metal complesso e moderno influenzato in misure diverse da thrash, power e prog (ovviamente con i Nevermore). Una parola in più la meritano l’ex bassista dei leggendari Mercyful Fate Sharlee D’Angelo, solido come la roccia e dalla statuaria stage presence ed il drummer Daniel Erlandnson, autentica mitraglia umana che non sbaglia un colpo (tutto da vedere il suo gioco di gambe grazie alla drum cam). Non ci resta che commentare meglio la prestazione della nuova vocalist. Blucrinita, carismatica, adrenalinica, la White Gluz ha convinto anche i più scettici dietro al microfono sia quando deve interpretare classici della lunga era Gossow come ‘My Apocalypse’ o ‘Nemesis’ sia quando si erge a protagonista di nuove gemme come ‘You Will Know My Name’ o la mazzata micidiale di ‘As The Pages Burn!’. Però esiste anche un’altra accezione di grande. Ed è questo il punto focale. Alludo all’accezione per la quale, e ve lo dico con un esempio, mi è capitato di vedere più volte dal vivo un gruppo inglese formato tre sessantenni (si chiamano Raven) ed aver pensato: “non sono tecnici (sono pure, con tutto il rispetto, bruttarelli), ma hanno pezzi così incisivi, suonano con una tale veemenza, sprigionano una tale passione e fisicità, che alla fine mi coinvolgono in un modo così entusiasmante che, cazzo questi sì che sono dei grandi!” Ecco, questo live degli Arch Enemy come detto contiene una serie di brani validissimi, dalla opener ‘Yesterday Is Dead And Gone’ fino al finale spettacolare di ‘Nemesis’, con una serie di interminabili assoli da far cadere la mascella alla stragrande maggioranza dei chitarristi, Amott è un re di un certo uso della pentatonica, un mago degli armonici, Loomis fa sembrare semplicissimi passaggi chitarristici che non lo sono per nulla. Però, quel “però” mi resta dentro, e spero di essere riuscito a spiegarvelo con questo pellegrinaggio mentale. Le emozioni più intense, la palpitazione del cuore, quel fuoco che arde li provate solo quando siete sotto al palco e soprattutto quando l’emozione non è seppellita un po’ troppo da una coltre di perfezione tecnica ancorchè “eccezziunale veramente”. Non so perchè, ma mi viene in mente un film adolescenziale, ricordate la battuta “esiste la paura in questo dojo? No Sensei. Esiste il dolore in questo Dojo? No Sensei.”? Ecco, a questo dojo manca un pizzico di cuore, non si pretende nè si vuole di certo trasformare dei tecnici deathsters in passionali e sanguigni classic metallers e l’intensità o le skills nel songwriting agli Arch Enemy non mancano di certo. Il voto è quindi una sorta di media tra il valore intrinseco della musica proposta, l’esecuzione e quello che l’ascolto di questo live non riesce a tirare fuori rispetto alle emozioni di un live “sudato sotto il palco”. Consigliatissimo ai fans del gruppo, soprattutto per l’esaltante qualità della parte visuale. Dal vivo, comunque (ed è ovvio che sia così) è tutta un’altra cosa. Ed ora, dopo essermi scusato per la lunghezza (ma volevo stare più tempo con voi… ) devo andare a dare e togliere la cera. Sennò Miyagi s’incazza.

Tracklist:
01. Khaos Overture (Live At Wacken 2016)
02. Yesterday Is Dead And Gone (Live At Wacken 2016)
03. War Eternal (Live At Wacken 2016)
04. Ravenous (Live At Wacken 2016)
05. Stolen Life (Live At Wacken 2016)
06. My Apocalypse (Live At Wacken 2016)
07. You Will Know My Name (Live At Wacken 2016)
08. Bloodstained Cross (Live At Wacken 2016)
09. Under Black Flags We March (Live At Wacken 2016)
10. As The Pages Burn (Live At Wacken 2016)
11. Dead Eyes See No Future (Live At Wacken 2016)
12. Avalanche (Live At Wacken 2016)
13. No Gods, No Masters (Live At Wacken 2016)
14. We Will Rise (Live At Wacken 2016)
15. Nemisis (Live At Wacken 2016)
16. Fields Of Desolation (Live At Wacken 2016)
17. Outro

18. Wacken 2016: Behind The Scenes

19. Tempore Nihil Sanat (Live in Tokyo 2015)
20. Never Forgive, Never Forget (Live in Tokyo 2015)
21. Bury Me An Angel (Live in Tokyo 2015)
22. Taking Back My Soul (Live in Tokyo 2015)
23. Burning Angel (Live in Tokyo 2015)
24. The Day You Died (Live in Tokyo 2015)
25. No More Regrets (Live in Tokyo 2015)
26. Silverwing (Live in Tokyo 2015)

27. War Eternal (official video)
28. You Will Know My Name (official video)
29. No More Regrets (official video)
30. Stolen Life (2015 Version)
31. Stolen Life (2016 version)
32. Time Is Black (official video)

Line-up:
Michael Amott: guitars
Daniel Erlandsson: drums
Sharlee D’Angelo: bass
Jeff Loomis: guitars
Alissa White-Gluz: vocals

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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