Needful Things

ANTONIO LO GIUDICE – ‘Da Satana All’Iperuranio – 35 anni di black metal in 101 dischi’

DA SATANA.. (2)

Autore: Antonio Lo Giudice
Editore: Crac Edizioni

Secondo libro edito da Crac Edizioni che abbiamo li piacere di leggere qui in redazione. Si parla di black metal. Ma, diavolo (appunto)! C’è davvero tanto da dire su questo genere musicale? Si. Il black metal, nato come ribellione adolescenziale, come un genere approcciabile da chiunque abbia uno strumento musicale e tanta rabbia da sputare. Come dite? Si, molto simile al punk n’est-ce pas?Successe una cosa curiosa però al questo black metal, ovvero… crebbe, maturò come gli stessi ragazzini che nacquero musicalmente ispirandosi ai Bathory, inizialmente non andando molto oltre il copiare pedissequamente le pose di Quorton. Una volta fuori dalla carceri, dopo aver pagato i propri debiti per errori guidati da un mix di testosterone, radicata rabbia anti-cristiana, auto esaltazione amplificata dallo spirito di appartenenza ad un elite, molti dei demoni pittati virarono verso derive inaspettate: black metal sinfonico, acustico, folk, depressivo e depresso, elettronico, melodico… dobbiamo continuare? Cosa distingue allora questo bel libro di Antonio Lo Giudice da altre opere che ci presentano sterili recensioni dei “100 migliori dischi… “? Che qui di sterile e freddo non c’è proprio nulla. Antonio scrive di getto, con una scrittura di pancia che a volte fa sorridere, altre sbellicare, altre volte verrebbe voglia di contattarlo e dirgli amichevolmente: “Antò, ma che cazzo hai scritto?”. Si perché Lo Giudice scrive di un argomento che conosce come le proprie tasche ed è così bravo nel farlo che mette da parte anche il piglio da “so tutto io” per scrivere da fan, da appassionato, esponendosi quindi anche a possibili critiche nel caso non ci trovassimo d’accordo con lui. Il bello è che se ne frega. Punto. Tira bordate ai limiti della blasfemia (bhe, il libro è quello giusto!) e non si limita a spiegare il black, a recensire in modo didascalico, ma ci parla di musica come fossimo al bar, tra amici, o a un festival metal nella lunghissima fila per prenderci una birra (o pisciare). Ecco che allora Antonio (che ci sta proprio simpatico, lo ammettiamo), scrive frasi come: “… nonostante quei fighetti hipster dei Liturgy si siano appropriati della definizione (“trascendentale” Ndr), riferendola a quella palla allo scroto della loro musica”. Non so voi, ma io mi sono ribaltato dal ridere. E Antonio per buona pace dei 14enni che credono che il black l’abbiano inventato i Mayhem, ci spiega con molta pazienza che i dischi dei Sodom, Kreator e Destruction furono fon-da-men-ta-li per disegnare le coordinate dell’inferno sulla carta topografica che fu poi consegnata ad imberbi norvegesi e svedesi. Non si parla solo di nord Europa, attenzione. Si chiacchiera amabilmente di dischi imprescindibili come quelli dei nostrani Bulldozer, Opera IX, Aborym e Necrodeath. Si vola anche in Giappone e negli Stati Uniti. Si vola su ali neri ovunque ci sia il richiamo del black, non con i dischi migliori, ma quelli più significativi (tra questi un inaspettato ‘Hell Awaits’ degli Slayer, a nostro avviso forse più importante musicalmente per lo sviluppo del death metal a stelle e strisce, ma non possiamo non essere d’accordo sulla sua atmosfera sulfurea e satanica). Perché questo titolo così curioso? ‘Da Satana All’Iperuranio’. Perché si parla dell’evoluzione del diavolo come musicista. Si parla di quanto il sommo Avversario ha instillato “arte & libertà” in quell’allora sparuto manipolo di musicisti dispersi nei boschi nel tentativo di fare foto “bathoryane”. Si parla di come il black sia partito con i Venom e diventato qualcosa di così duttile e malleabile da potersi permettere tutto: parlare di viaggi spaziali, tecnologie aliene, utilizzare sintetizzatori, orchestre, voci operistiche, sussurri, grida. Il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi si dice… bhe, nel caso del black metal questo è solo un bene, lasciando così scoperto il calderone dell’evoluzione musicale e del talento. Unica cosa… copertina alquanto (volutamente) infantile e sottotono. Ennesimo bel libro da leggere, sul quale discutere con gli amici, magari ascoltando i dischi che ci vengono suggeriti e che pensavamo (sbagliando) di conoscere tutti.

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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