Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede la programmazione di concerti che anticipano l’uscita di un disco nuovo, con la speranza che la semina anticipata venga poi ricompensata da un raccolto abbondante in termini di vendite dei dischi. Anche gli Anthrax, uno dei celebri “Big Four” del thrash, in questo periodo in europa a supportare un’altro dei 4 cavalieri dell’Apocalisse, gli Slayer, hanno pensato bene di aggiungere questa data bolognese da healiner al loro intenso calendario concertistico per la gioia di molti thrashers.

Ai toscani RunOver è affidato il compito di riscaldare l’audience. Spiace constatare come, al solito, il pubblico italiano non sia propriamente dei più calorosi nei confronti delle proprie bands, specialmente quando queste vengono chiamate ad aprire concerti importanti, nonostante i RunOver dispongano di tiro, groove ed attitudine da vendere. Il sound proposto è una dichiarazione d’amore nei confronti di gruppi come Pantera, Machine Head e Sepultura, un groove metal piuttosto thrashy che impressiona soprattutto per la carica animalesca e la grande compattezza. Avremmo potuto fare a meno di qualche imprecazione in sede di presentazione dei pezzi ma non vogliamo neppure fare la figura degli educatori bigotti. Trattasi pur sempre di un fottuto thrash metal party ed i RunOver hanno fatto degnamente la loro parte. Massimo supporto per le formazioni underground italiane di valore.
Gli Anthrax stanno attraversando un stato di forma smagliante. Già l’ultimo disco “Worship Music” tutto sommato ci era davvero piaciuto, con un buon mix di pezzi di thrash classico ma dal sound decisamente al passo coi tempi. La formazione americana è riuscita a sostituire il chitarrista solista Dan Spitz in modo decoroso. Il nuovo arrivato Jonathan Donais fa sfoggio di buona tecnica ma senza uno stile troppo personale o una stage presence all’altezza dei suoi scatenati compagni. In tal senso, le soddisfazioni che arrivano dal bassista Frank Bello e dal riffmaker Scott Ian sono davvero grandiose. Il primo è un animale che riempie il palcoscenico in modo straordinario mentre il secondo è il vero architetto del sound della band, e l’impalcatura ritmica dei brani degli Anthrax è davvero speciale per la capacità di abbinare la pesantezza del wall of sound con le catchy linee melodiche proposte. Dietro alle pelli, in sostituzione dell’indisponibile Charlie Benante (out nuovamente per i soliti problemi al tunnel carpale) c’è l’ottimo Jon Dette (Slayer, Testament, Iced Earth). E poi c’è lui, Joey Belladonna, un frontman che dalla scomparsa del leggendario Ronnie James Dio sembra averne ereditato un pizzico dell’enorme talento vocale ed alcune movenze. Non ci ricordiamo di aver mai sentito Joey cantare così bene come negli ultimi due anni durante la prima reunion del 2005. A 53 anni, a maggior ragione constatando lo stato vocale precario dal vivo di altri illustri colleghi come Dave Mustaine, Belladonna sta facendo i miracoli. La scaletta di questo show è un po’ più lunga di quella eseguita il giorno precedente nella data milanese a supporto degli Slayer. Qui si parte con la prodigiosa ‘A.I.R.’ e da subito si capisce che la serata non sarà di quelle adatte ai cardiopatici. La temperatura all’interno dello Zona Roveri aumenta ulteriormente durante la successiva “Caught In The Mosh”, con un moshpit di dimensioni impressionanti che durerà per quasi tutto lo show. La festa thrash continua con ‘Madhouse’. Il sound è bello potente e Joey, come detto, in gran forma, difficile chiedere di meglio. Arriva anche la classica cover di ‘Got the Time’. Ecco, magari sarebbe bello sentire anche altri brani aldilà dei soliti noti ma quando parte la classica ‘N.F.L.’ in una versione veramente da urlo è davvero impossibile lamentarsi ed i sorrisi cominciano a stamparsi sulle facce di tutti i presenti. Questa sarà una di quelle serate da ricordare a lungo. Dopo la tosta ‘Fight’Em ‘Til You Can’t’ arriva anche l’assaggio del nuovo album, intitolato ‘For All Kings’, in uscita a fine febbraio, con l’esecuzione di ‘Evil Twin’, un brano dal main riff letale e dal testo molto attuale. Torniamo a tuffarci all’interno dello splendido ‘Spreading The Disease’ con le splendide melodie vocali di ‘Medusa’, con un Belladonna ancora sugli scudi. Dopo il potentissimo groove di ‘March Of The S.O.D.’ (seconda cover) arriva il momento di ricordare ufficialmente Ronnie James Dio e Dimebag Darrell con la recente ‘In The End’ prima di arrivare alla conclusione del set con la terza ed ultima cover della serata, l’irresistibile ‘Antisocial’. Acclamata a gran voce, la band proveniente dalla “grande mela” torna on stage per proporre due dei più conosciuti ed apprezzati tra i propri cavalli di battaglia, ‘Indians’ e la terremotante ‘Among The Living’. Ci avviciniamo a Natale, e, aldilà di tutte le ideologie religiose o politiche, aldilà di tutte le angoscianti espressioni di violenza che ci circondano, noi vi auguriamo di divertirvi come noi ci siamo divertiti durante questi novanta minuti che ci hanno ricordato, ancora una volta, il significato del thrash. Anthrax: divertimento assicurato.

Testo di Massimo Incerti Guidotti

Luca Bernasconi

Luca Bernasconi

Classe 1972, fotografo professionista rock-metal di matrice prettamente “old school”.
Come fotografo, ho collaborato con Metallus.it, Truemetal.it, Metal Hammer Italia e dal 2005 al 2015 sono stato fotografo ufficiale di Metal Maniac.
Il mio sito personale: www.lucabernasconi.com
La mia pagina FB: www.facebook.com/lucabernasconiphotographer

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