Loud Reports

ANTHRAX – Il report del concerto @ Live Club, Trezzo Sull’Adda (Mi) – 14.03.2017

Ok, qualcuno mi dica che non siamo appena scesi da una DeLorean DMC-12 al fianco di Michael J. Fox e Christopher Lloyd. Qui siamo nel 1987. Non mi spiegherei altrimenti questa miriade di capelloni con frangetta, pantaloncini corti associati a borchie e pelle (bermuda & leather), cappellini recanti la scritta NOT e sopratutto quest’aria pregna di elettricità, voglia di divertirsi ed emozione. Insomma sarò breve: non mi sarei mai aspettato una situazione simile nell’ormai famigliare Live Club. Non mi sarei mai aspettato prima di tutto un “piccolo” errore di calcolo di orario nell’apertura delle porte, che ha portato un portentosa coda di immane portata… ok, la smetto. La sicurezza ha indugiato in controlli capillari (legittimi e giustissimi!) che hanno creato un serpentone che non si vedeva dai tempi dei Gunners al Forum di Assago, impedendo a molti dei paganti di vedere il gruppo di apertura, quei The Raven Age che hanno avuto l’onore di aprire per un gruppo storico come gli Anthrax. Ok, lo ammetto… non vi siete persi nulla. Perdonate pure la security e pensate che l’hanno fatto solo per la nostra sicurezza e, perché no, per evitare di farci assistere ad un breve ma davvero insipido show. Nessuno ci toglierà mai dalla testa che la band di Harris Jr. sia “leggermente” spinta, e mettendomi nei panni dei pur bravi musicisti del gruppo non posso che cogliere la loro amarezza nel dover convincere tutti del contrario; ogni volta. La band non suona male, ma chi vi scrive non può notare l’assoluta immobilità ed indifferenza dei pochi astanti che sono riusciti ad entrare. La proposta modernista del giovane combo cozza non poco con il clima di revival che si respira stasera (impressione confermata nell’osservare quanto la genti si scateni di più con i successivi classici del metallo – diffusi in attesa degli Anthrax – che con il gruppo di supporto) assolutamente fuori contento e qualitativamente poco più che discreta. Il vostro scribacchino, spostandosi al piano superiore del sempre accogliente Live Club, decide di restare sulle balconate e questa scelta si rivelerà vincente e sopratutto vitale. Dall’alto la scena è davvero impressionante, con un locale pieno come un uovo ed il mio sguardo rivolto alla porta, nella speranza che la security dichiari il “sold out” e chiuda tutta. Si perché…gente…avrei potuto gettare uno spillo e non avrebbe toccato terra. Nessuno della generazione “under 185 cm” credo che sia riuscito a vedere qualcosa e gli sguardi infastiditi delle belle signorine che si sono ritrovate a fissare la schiena delle persone davanti a loro erano eloquenti. Ma arrivano gli Anthrax. Cazzo se arrivano. Lo spettacolo di stasera è incentrato sull’esecuzione di tutto ‘Among The Living’, e la gente sembra non aspettare altro da anni. Mosh, poghi, gente scaraventata oltre le transenne ed agguantata dalla sicurezza…insomma ditelo che fuori c’è parcheggiata la DeLorean. Ditelo. Scott Ian ha un suono assolutamente devastante e si conferma un chitarrista ritmico che suona i propri riff con una passione inesauribile, ben spalleggiato dall’ex Shadows Fall, Jonathan Donais, un solista sopraffino che sarà anche protagonista di un momento tutto per lui (che più ottantiano non si può). Un bel palco con tanto di classicissime rampe laterali, dove il nostro “paisà” Frank Bello può scorrazzare liberamente elargendo sorrisi e “ditate” potentissime sulle corde del suo basso. Impressionante come suoni così da sempre, carico a mille, entusiasta, felice di suonare la propria musica. Uno spettacolo dentro lo spettacolo. Tanto che ci siamo, parliamo anche di Jon Dette, un turnista di lusso che “forse” di thrash ne sa qualcosa (avendo suonato con Slayer e Testament): il Nostro passa da una clinic di batteria, organizzata al KM33, al palco del Live Club con la sua pacatezza che nasconde in realtà un esplosione di energia e tecnica. Dette non è Hoglan, intendiamoci, forse non è nemmeno paragonabile a Bostaph, ma è maledettamente bravo, preciso e potente. A me basta. E Belladonna? Nonostante sia palese che il cantante non è più un ragazzino, la sua voce è inattaccabile: pulita, potente, alta. I Nostri snocciolano brani come ‘Im Am The Law’ (cantata da tutti gli astanti), ‘Indians’ (acclamatissima) e ‘Imitation Of Life’, prima di aprire la seconda parte dello show, quella dove eseguiranno i brani votati dai fans (ma non ci crede nessuno). La gente lascia soddisfatta un Live Club che davvero ha rischiato di esplodere stasera, colmo di vecchi e giovani metallari che insieme creavano un onda eterogenea di teste lanciate in headbanging sfrenati. Una serata spettacolare, forse anche inaspettata.

Foto di Luca Bernasconi


Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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