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ANNIHILATOR – ‘For The Demented’

Gli Annihilator sono tornati, e con loro la chitarra di Jeff Waters, l’arma letale dello storico gruppo canadese che ritroviamo davvero in buona forma in questo ‘For The Demented’. L’album, dal punto di vista narrativo, ha un soggetto interessante, il viaggio all’interno della mente umana, che può raggiungere la massima gloria o arrivare fino alla pazzia più devastante. Trattandosi di un album metal state certi che la follia e le zone d’ombra verrano sviscerate con dovizia di particolari. Il Capitano Waters per questo disco ha dichiarato apertamente la sua intenzione: ascoltare i fans, regalando loro un platter che incorpori tutte le caratteristiche messe in mostra dalla band nella sua carriera ultratrentennale. La partenza sparata di ‘Twisted Lobotomy’ è puro Annihilator al 100%, con le vocals di Waters graffianti ed incisive e la consueta, incontenibile, chitarra di Jeff sia in fase di riffing che solista. Dietro alle pelli c’è un giovanissimo e talentuoso drummer, l’italiano (bolognese) Fabio Alessandrini. ‘One To Kill’ procede a vele spiegate, veloce nelle strofe e più sincopata in prossimità dei chorus. Le vocals qui richiamano non poco quelle di Dave Mustaine ed anche dal punto di vista sonoro, ad essere sinceri, i punti in contatto con i Megadeth sono davvero diversi: dalle somiglianze nello stile compositivo alla precisione chirurgica delle parti strumentali. Difficile spiegare perché gli Annihilator siano rimasti sempre un gruppo piuttosto di nicchia, fatta eccezione per il successo di ‘Never, Neverland’ datato 1990, e per il riscontro di dischi importanti come ‘King Of The Kill’ e ‘Set The World On Fire’, senza dimenticare ovviamente il debutto discografico di ‘Alice In Hell’. Echi del rossocrinito Dave Mustaine sono ben udibili anche dall’ascolto dell’ispirata titletrack, meno tirata dal punto di vista ritmico ma convincente da quello vocale. ‘Pieces Of You’ ha i connotati sonori di una ballad, di quelle che non si sentono quasi più in questo genere, accompagnata da assoli pregevoli e belle melodie vocali. E’ una canzone che mostra l’amore di Jeff per il melodic rock già esibito nel disco acustico della precedente release ‘Triple Threat’. Poi, se si va ad analizzare il testo, si scopre che i “Pezzi di te” sono umani ed il videoclip è gore come se fosse stato realizzato per i Cannibal Corpse, con un approccio alla scrittura che ci ricorda l’Alice Cooper più efferato. ‘The Demon You Know’ rialza un po’ il ritmo e si fa notare per le ritmiche catchy e le backing vocals di matrice street rock ottantiana. ‘Phantom Asylum’ è un pezzo interessante, con strofe veloci e thrashy che precedono il momento che non ti aspetti: un motivetto chitarristico semplice semplice, quasi da soundtrack western, che ci riporta alla mente i The Shadows di ‘Apache’, il tutto prima dell’ennesimo assolo notevole e di una reprise in salsa thrashy. Ecco, se dovessimo trovare un difetto al platter, cosa che il nostro ruolo ci impone, va detto che non tutte le linee vocali vantano la stessa efficacia della parte musicale e che qualche riff è meno memorabile delle tante sezioni musicali menzionate in questa recensione. Un pezzo come ‘Altering The Altar’ per esempio, dal punto di vista tecnico e compositivo, è assolutamente inappuntabile, tra le cose migliori della seconda parte dell’album. In ‘The Way’ Jeff Waters flirta ancora, e con buoni risultati, con le sonorità hard rock, ed è davvero evidente come il mero thrash metal tecnico che l’ha reso famoso ormai gli stia un po’ stretto salvo tornare alla ribalta nel gran finale di ‘Not All There’, che ci serve un frullato di influenze musicali diverse. Dentro ci trovate di tutto: il thrash metal intricato che tutti ci aspettiamo, mirabili break strumentali, un bellissimo momento vocale più soft sul finale ed indovinati quanto fugaci stacchi funky con Jeff che pare davvero sbizzarrirsi facendo venir fuori quella vena melodica mai sopita tra le pieghe di questo ‘For The Demented’. Il sedicesimo album degli Annihilator ci ha davvero convinto, l’idea di far flirtare il proprio patentato thrash metal tecnico con la melodia si è rivelata vincente, riportandoci a ritroso nel tempo fino ai primi anni di vita della band (compreso il sottovalutato ‘Set the World On Fire’). Jeff Waters si è confermato un grande musicista e la sua decisione di affidare parte del songwriting al bassista Rich Hincks ci sembra abbia donato al lavoro un pizzico di freschezza in più rispetto agli ultimi dischi, quasi un controsenso se si pensa che l’album riprende le vecchie sonorità. Quindi, che nessuno si azzardi a parlar male di questo nuovo Annihilator, altrimenti, come dicevano Terence e Bud per riavere la loro “carriola” (rossa con capottina gialla), altrimenti ci arrabbiamo…

Tracklist:
01. Twisted Lobotomy
02. One To Kill
03. For The Demented
04. Pieces Of You
05. The Demon You Know
06. Phantom Asylum
07. Altering The Altar
08. The Way
09. Dark
10. Not All There

Line-up:
Jeff Waters – voce, chitarre
Aaron Honma – chitarre
Rich Hincks – basso,
Fabio Alessandrini – batteria

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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