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ANGEL MARTYR – Straight and Forward

Agli ANGEL MARTYR piace essere diretti. Il loro heavy metal è potente e lineare, senza per forza essere banale. Si rifà ai maestri degli anni Ottanta ma non dimentica di guardare il calendario. Se ‘Black Book: Chapter One’, disco di debutto della formazione toscana, è stato accolto in modo più che positivo ovunque – qui la nostra recensione – è stato naturale dare altro spazio alla band, proprio per capire meglio il loro approccio e la loro visione musicale…

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‘Black Book’ è il vostro debutto ufficiale. Come è cresciuta la band dalla sua nascita?
“Gli Angel Martyr nascono come progetto parallelo di Tiziano Sbaragli (voce e chitarra) che dopo l’accantonamento di diversi progetti e l’entrata in line-up con gli Etrusgrave, voleva comunque provare a dar vita a un progetto che da tempo gli balenava per la mente: una band heavy metal dallo stile più diretto e d’impatto. Dopo aver cambiato vari compagni, nel 2012, si unisce Dario Rosteni e Francesco Taddei (già compagno negli Etrusgrave). Dalla formazione, dopo i vari trasferimenti di Francesco per motivi lavorativi a Londra e poi Barcellona, abbiamo prodotto due demo, ‘Angel Martyr’ (2013) e ‘Black Tales-Prelude’ (2015), che contengono quasi tutti i brani dell’album appena uscito.”

Come lavorate sui pezzi? Chi si occupa del songwriting?
“Proprio per l’assenza fisica di Francesco, lavorare sui brani non è facile e questo purtroppo ci porta ad avere rallentamenti nelle uscite del nostro materiale. Di solito sui riff che costituiscono la base dei nostri brani, ci lavorano per la maggior parte Tiziano e Dario. Quando poi sono pronti vengono registrati e inviati a Francesco che riesce a chiudere il brano. Questo valeva fino a poco tempo fa anche per la preparazione ai live. Negli ultimi tempi con l’avvicinarsi dell’uscita del disco, abbiamo preso la difficile decisione di ingaggiare un turnista quando Francesco non potrà venire in Italia a suonare. Approfittiamo per ringraziare il grande Emanuele Meconi per averci dato finora una mano!”

Il titolo fa pensare a un concept. Di cosa parlano i testi?
“Per quanto riguarda la prima parte del titolo ‘Black Book’ rispecchia la raccolta delle “storie” raccontate nei demo, come se fossero raccolte in un unico libro. Di un libro oscuro data la natura dei nostri brani. La seconda parte del titolo ‘Chapter One’, sta a sottolineare che questo è il nostro primo album e quindi il primo vero capitolo della nostra storia discografica. I racconti che si susseguono nel disco sono i più disparati: si parte dalla follia (oppure no???) di una ragazza che vede fantasmi (‘They… Among Us’), a guerre apocalittiche (‘On the Divine Battlefield’), a storie piratesche (‘Pirate Song’)… Insomma non ci facciamo mancare nulla.”

Ci sarà anche un ‘Chapter Two’?
“Ci sarà sicuramente un ‘Chapter Two’ per noi Angel Martyr anche se probabilmente non avrà questo nome. In realtà stiamo già pensando al nostro secondo disco, i brani sono tutti quasi costruiti e stiamo valutando la possibilità di tornare in studio già nel 2018.”

Musicalmente, siamo dalle parti di un classico US metal. Quali le vostre influenze principali?
“Musicalmente non ci piace avere etichette diverse da Heavy Metal. Ci è piaciuta la descrizione che ci ha dato la nostra etichetta Iron Shield: Powerfull Epic Heavy Metal, che ha il solo difetto di essere è decisamente troppo lunga!! Sicuramente subiamo diverse influenze, anche perché in termini di gusti musicali siamo una band variegata. Tra le maggiori sicuramente Iron Maiden, Judas Priest, Saxon, Manilla Road, Omen, Running Wild, Riot e un pizzico di Motorhead che non guasta mai (soprattutto nei live)”

Due di voi fanno parte – o hanno fatto parte – degli Etrusgrave. Gli Angel Martyr sono nati per essere più diretti?
“Si, questo progetto si distacca molto dallo stile Etrusgrave ed è una cosa voluta sia per gusti dei componenti sia perchè non avrebbe avuto senso mantenere due gruppi uguali.”

Avete appena accompagnato i Tygers Of Pan Tang in tre date, come è andata?
“Ci riteniamo abbastanza contenti dei live anche se abbiamo dovuto affrontare una situazione poco facile, per via della condizione di salute di Tiziano che era stato dimesso dall’ospedale poco prima della partenza per il mini-tour. In ogni caso siamo persone che non si arrendono facilmente e abbiamo cercato comunque di dare il massimo. Speriamo di aver comunque trasmesso qualcosa al pubblico che ci ha visto.”

In generale, come vanno le cose dal vivo?
“Con l’uscita dell’album abbiamo fissato già diverse date in giro per l’Italia e alcune anche all’estero, tra cui l’after party dell’Up The Hammers ad Atene il 28 maggio. Le altre verranno annunciate a breve sulla nostra pagina Facebook. Ci auguriamo di vedere tante facce vecchie e nuove sotto il palco!”

Non è difficile ricreare il suono del disco in tre sul palco?
“Certamente il disco è stato arricchito rispetto ai demo, anche se abbiamo cercato di non esagerare per non creare qualcosa che non possiamo riproporre in sede live.”

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Discografia:
Black Book – Chapter One (2017)

Line-up:
Tiziano Sbaragli – voce, chitarra
Dario Rosteni – basso
Francesco Taddei – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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