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ALPHA TIGER – Don’t mess with the wild!

Quando una band decide di dare il proprio nome a un disco, di solito lo fa per riaffermare la propria identità. Il nuovo lavoro degli ALPHA TIGER si chiama proprio ‘Alpha Tiger’ (qui la nostra recensione), quello precedente ‘iDentity’. In mezzo, un cambio inaspettato di cantante. Titoli scelti a caso? Forse no, come ci racconta il chitarrista Peter Langforth in questa chiacchierata. I temi, come vedrete, non mancano di certo…

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Partiamo proprio dalla scelta del titolo. Volevi ribadire l’identità della band, dopo un periodo abbastanza travagliato?
“Sì, sono successe troppe cose ed ho pensato fosse arrivato il momento di una sorta di dichiarazione ufficiale. Ma questo è solo un aspetto. L’altro motivo perché il disco porta solo il nome della band è che contiene 10 pezzi che trattano 10 temi differenti, senza nessuna cornice o filo conduttore. Nei tre dischi passati c’è sempre stata una title-track forte, che rappresentava l’intero disco, musicalmente e a livello di testo. Stavolta non ci è stato possibile scegliere una canzone sola, perché il disco ha tanti aspetti davvero diversi tra loro, a riflettere gli stati, le fasi e le emozioni che abbiamo vissuto in questi due anni. Abbiamo pensato tanto ad un possibile titolo, ma più ci pensavamo più ci diventava chiaro che solo il nome della band potesse rappresentare al meglio il disco.”

Da ‘iDentity’ sono passati “solo” due anni, ma in mezzo c’è stato il cambio di cantante…
“La cosa più difficile è stata trovare l’energia di ripartire da zero. Ci siamo sentiti come se tutta la fatica attorno a ‘iDentity’ fosse stata fatta per nulla. Abbiamo messo su quel disco tutto quello che avevamo! Eravamo stanchi ma davvero orgogliosi, quando l’abbiamo fatto uscire nel 2015. Abbiamo fatto un paio di show sold out per la presentazione del disco, e in quell’occasione il cantante ci ha detto che se ne sarebbe andato. Ci siamo bloccati, anche per lo shock, e non abbiamo più promosso il disco, che era uscito da pochi giorni. Ci siamo fermati del tutto! Abbiamo anche pensato che fosse arrivata l’ora di smettere, e ci sono servite diverse settimane per ritrovare le motivazioni per continuare. E per fortuna abbiamo trovato Benji. Abbiamo dovuto cancellare un sacco di festival e possibili date, ma il tour coi Battle Beast era ancora disponibile, e ci siamo messi d’impegno per farcela. Abbiamo avuto solo tre show per prepararci, noi e soprattutto Benji. Ma alla fine le cose sono andate bene, il tour si è rivelata un’esperienza fantastica, e abbiamo trovato la voglia di andare avanti con un altro disco.”

E’ cambiato qualcosa nel modo in cui hai lavorato ai pezzi di questo disco?
“Non per forza. Certo, ho dovuto considerare che la voce di Benji è un po’ più bassa rispetto a quella di Stephan. Ha molta più potenza nel mid-range, ma qualche difficoltà in più quando sale molto in alto. Così, ho dovuto prima capire dove la sua voce rende al meglio. Stavolta volevo dare più spazio alla voce, in questo senso il modo di scrivere si è un po’ modificato. Ma in generale non è cambiato troppo il processo. Stavolta ho cercato di dare più spazio alle emozioni, di mettere il mio mood personale, e l’atmosfera generale che viviamo all’interno dei pezzi. Quando Stephan ha lasciato la band ci siamo trovati davvero disperati, quasi senza speranza. Ma ho cercato di tirare fuori il meglio da questa situazione. E ho cercato di trasmettere queste sensazioni nelle canzoni. Non si tratta solo dell’abbandono di Stephan a dire il vero, anche a livello personale non è stato un periodo facile. Per questo molti dei pezzi suonano più malinconici, emozionali e personali.”

Si tratta di materiale del tutto nuovo?
“La gran parte dei pezzi è completamente nuova. Solo il tema principale di ‘If The Sun Refused To Shine’, con il suo effetto delay, era giù stato scritto ai tempi di ‘iDentity’. Ci serviva un pezzo in più per completare il disco, ma questa non era pronta. Allora ho scritto in un giorno ‘We Won’t Take It Anymore’, che è finita sul disco, mentre questa è rimasta per un prossimo album. Anche il riff principale di ‘Feather in the Wind’ risale al passato, era il riff iniziale del primo pezzo che abbiamo mai scritto. Arriva da ‘Heretic’, che è stato pubblicato solo sull’EP ‘Martyrs Paradise’, nel 2009. ‘Feather In The Wind’ è un pezzo molto personale per me, sull’uscita del nostro vecchio cantante Stephan… E il fatto di aver ripreso quel vecchio riff di ‘Heretic’, su cui Stephan faceva uno scream potente, ha un po’ chiuso il cerchio.”

A un primo ascolto, ‘Alpha Tiger’ suona nettamente più variegato rispetto ai suoi predecessori…
“Non voglio mai scrivere la stessa canzone due volte. Non voglio ripetermi. E il metal è comunque un poco limitato a livello di elementi di stile, quindi devi essere molto creativo. Ma soprattutto, secondo me la musica deve riflettere i testi e le atmosfere generali. Quindi se un pezzo è personale, la canzone diventa più intima. Ma se scrivo di qualcosa che mi fa arrabbiare, ecco che il pezzo diventa più veloce ed aggressivo. Intendo, non parto dall’idea di comporre un pezzo thrash o simile, ma tutto deve nascere nel modo più naturale possibile. Mi piace musica di ogni stile o periodo, e lo spettro di influenze è praticamente infinito. Per questo c’è una parte quasi flamenco in ‘Welcome To Devils Town’. La cosa più difficile è mettere queste idee “strane” in un contesto che funzioni. Su questo disco ci sono tante diverse emozioni che volevamo esprimere nelle canzoni, ed è per questo che il risultato è molo vario.”

Non mancano nemmeno evidenze palesemente settantiane, non proprio usuali per voi finora…
“Non avevo l’idea di scrivere un disco orientato agli anni Settanta, ma mi piace la produzione che avevano i dischi in quel periodo. Se ascolti dischi di allora, ognuno suona diverso, con una sua personalità. Ogni band aveva qualche dettaglio che la distingueva dalle altre e la rendeva immediatamente distinguibile, qualcosa che manca nella musica di oggi. Tutto suona uguale, gli stessi strumenti, lo stesso software, gli stessi sample. Su ‘iDentity’ abbiamo esagerato verso il digitale, con 5 studi differenti e 4 sound engineer diversi. Alla fine non c’era più lo spirito di una band. Non è una produzione di cui sono soddisfatto diciamo, per questo stavolta abbiamo cercato di andare nella direzione opposta. Abbiamo anche ridotto le distorsioni, in modo da avere più spazio per la musica nel suo complesso e per ogni dettaglio, comprese le parti vocali e gli inserti di Hammond. Probabilmente è per questo che spesso salta fuori questo confronto con gli anni Settanta.”

‘Alpha Tiger’ è stato registrato completamente in analogico…
“La cosa più importante quando si registra in analogico è il fatto di suonare tutti insieme come una band, nello stesso spazio. E’ l’unico modo in cui creare vera magia secondo me, perché ogni take suona differente. Su alcuni pezzi abbiamo dovuto provare mille volte prima di raggiungere il suono davvero perfetto. Ma la soddisfazione che si prova quando ci si rende conto di avere tra le mani la registrazione perfetta è indescrivibile… Se ascolto il disco, mi torna ogni volta in mente il momento in cui abbiamo ottenuto questa take perfetta, e posso sentire ogni dettaglio perché non abbiamo fatto nessun tipo di editing. Ci sono lievi differenze tra le tracce di chitarra mie e di Alex, e così via. Registrare in questo modo è stata un’esperienza davvero particolare, che sono contento di avere vissuto. Non abbiamo nemmeno usato il click, abbiamo solo seguito il nostro tempo, e questo ha aggiunto ulteriore dinamica ai pezzi, rendendo i passaggi più veloci ed aggressivi davvero potenti, e quelli più melodici ancora più intensi.” 

Siete sempre stati un’ottima live band. Come vanno le cose ora, con il nuovo cantante?
“Benji è un cantante incredibile! E’ rock’n’roll allo stato puro. Se Stephan era sempre più controllato, Benji dà sempre il 120% on stage. E’ un piacere stare sul palco con lui, ed è anche un tipo molto divertente. A volte mi capita di scoppiare a ridere mentre parla col pubblico. E a volte si muove come un piccolo Bruce Dickinson, arrampicandosi su tutto quello che trova. Spero che possiamo dividere il palco per molto tempo ancora!”

Ci sono piani specifici di attività live in un prossimo futuro?
“Certo! Stiamo pianificando un sacco di concerti da qui fino a dicembre. Cerchiamo di suonare il più possibile, e in più paesi diversi! Faremo anche qualche data con i nostri amici Space Chaser, e spero davvero di poter tornare in Italia presto. Abbiamo suonato nel vostro paese solo due volte, e sarebbe davvero ora di tornare. Se c’è qualche booker interessato, noi siamo disponibili!”

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Discografia:
Man or Machine (2011)
Beneath the Surface (2013)
Identity (2015)
Alpha Tiger (2017)

Line-up:
Benjamin Jaino – voce
Peter Langforth – chitarra
Alexander Backasch – chitarra
Dirk Frei – basso
David Schleif – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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