Loud Reports

AGGLUTINATION METAL FESTIVAL 2017 – Il report del festival @ Piazzale Scuole Medie, Chiaromonte (Pz) – 19.08.2017

Vera e propria icona tra i festival metal del sud Italia, l’Agglutination giunge alla sua XXIII edizione. Questo festival rappresenta una vera istituzione per i metallari del sud Italia, in quanto ha dato, dà e speriamo continuerà a dare la possibilità di vedere band di un certo blasone a pochi chilometri da casa senza dover intraprendere traversate oceaniche come spesso chi abita nelle regioni meridionali è costretto a fare. Città come Bologna, Brescia e Milano possono essere out per qualcuno come l’adolescente che va ancora a scuola: grazie all’Agglutination quello stesso ragazzo potrà vedere dal vivo i suoi beniamini e siamo del parere che Gerardo Cafaro ogni anno compie un piccolo miracolo rendendo felice tanta gente… e per questo gli saremo sempre grati. Questa edizione si svolgerà a Chiaromonte, il paese che vide i natali di questo festival e che ne ha ospitato quasi tutte le edizioni. Anche quest’anno il bill è particolarmente ricco e di qualità con nomi di alto livello.
La prima band a salire sul palco sono i calabresi MOALS. In attività dal 1995 la band reggina presenta un melodic death metal davvero notevole, quattro album e diversi live importanti alle spalle. Il gruppo non è nuovo al palco dell’Agglutination che li aveva già ospitati nel 1998, ma con una line-up diversa. Oggi vediamo in formazione Buzz a voce e chitarra, leader carismatico del gruppo, accanto a lui P3 Drums alla batteria, Adler alle tastiere e una piacevole novità al femminile, Valeria ‘Rise’ al basso, già attiva con le catanesi Disasterhate. Il gruppo dopo le difficoltà legate a questioni lavorative dei diversi membri, è riuscito nel 2014 a far uscire un ottimo disco ‘Empty Sphere Requiem’, un concept album il cui tema è la fine del mondo attraverso una nuova glaciazione di cui il frontman lancia prontamente una copia una volta salito sul palco. L’esibizione dei MOALS consiste di quattro pezzi di cui tre del suddetto album. La band non ha nulla da invidiare agli esponenti del genere sia per tecnica di esecuzione che per struttura dei brani, se si chiudono gli occhi sembra di ascoltare una band di Gotheborg, città fondatrice del genere. Il pubblico ancora esiguo apprezza il loro spettacolo, c’è cuore e tecnica in questa band che dopo l’esperienza discografica francese ha deciso di auto prodursi per essere indipendente da regole di mercato imposte. I MOALS sono uno di quei gruppi che dimostra quanto l’underground italiano meriti attenzione e supporto. Il prossimo inverno, come anticipato da Buzz ai lettori di Loud and Proud Italy, uscirà un nuovo disco, un altro concept album che avrà come tema la rinascita dell’uomo in un mondo frutto dell’incubo.
Seconda band sono i Ghost of Mary con il loro death simphonyc metal. Non è la prima volta che assistiamo ad un loro live, conosciuti in occasione della prima edizione del Breaking sound fest di Mesagne (Bri). Band abbastanza giovane composta da sei elementi tra cui un violinista, attivi dal 2015 con un unico disco pubblicato ‘Oblivaeon’ un concept album sulla vita e la morte. La loro musica di base di natura scandinava presenta aggiunte sinfoniche ed orchestrali grazie alla presenza di Joele Micelli al violino. Questo mix sonoro suscita diverse sensazioni al sottoscritto come la malinconia. La voce passa dallo scream al growl, solo nella parte clean il frontman Daniele Rini ha qualche difficoltà. I pezzi eseguiti sono quattro: ‘The Ancient Abyss’, pezzo di apertura che alterna fasi di Death Metal a fasi pacate cantate in clean, ‘Last Guardians’ di matrice più death che sinfonica, ‘Something To Know’ ed infine la chiusura avviene con ’Nothing’ ad avviso di chi scrive il loro pezzo migliore, in quanto la miscellanea e l’alternanza della parte sinfonica con quella più dura avviene con ancor piu’ originalita’ e maestria.
E’ il momento dei capitolini Gravestone. La Progressive Death Metal band si presenta sul palco con l’unico reduce del progetto originale, il chitarrista Marco Borrani, il quale dopo lo split-up avvenuto nel lontano 1994 non si è mai arreso e ha cercato di riformare più volte la band in modo stabile, riuscendoci finalmente nel 2013. I Gravestone presentano quattro brani di cui solo il primo facente parte del vecchio EP ’Simphony Of Pain’ datato 1994, ovvero ‘Corpse Embodiment’, pezzo presentato in forma riarrangiata e arricchito dalle tastiere rispetto al pezzo originale. I restanti tre pezzi sono estratti dal recentissimo ‘Proud To Be Dead’ frutto della rinascita della band dalle sue ceneri come l’araba fenice. Vengono proposte al pubblico ‘Flagellation’, pezzo più articolato con una solida matrice prog, la più melodica ‘Eyes without Sight’ ed infine chiudono con la titletrack, brano con una maggiore matrice orrorifica quasi come se fosse un omaggio all’horror prog dei Goblin.
E’ la volta della quarta band i thrasher Assaulter provenienti da Taranto, la stessa città di chi vi scrive. Il quartetto della citta’ dei due mari sale sul palco ed ha la capacità di smuovere un pubblico che fino ad ora era stato un po’ statico riuscendo ad aizzare il pogo, circle pit e wall of death, i tre elementi base di un sano e fottuto thrash metal. La band vedendo un pubblico così partecipe si gasa ulteriormente e dà il meglio di se pezzo dopo pezzo. Vengono presentati sette brani in totale, di cui sei tratti dal loro recentissimo full-lenght ’Meat Grinder’ targato 2017. La band inizia con il botto con il brano ‘’Assaulter’’ al quale fanno seguito: ‘Mind Control’, ‘’Meat Grinder’, ‘Dead End Siding’, la famosa ‘Pay To Play’, con la quale la band prende notevolmente le distanze da chi paga per esibirsi su un palco ed infine ‘’Beer’’ unico pezzo tratto dal loro primo Ep e chiudono con ‘Bestial Vomit’.
Voglia di fuggire da questa fottuta società/voglia di vivere con un’altra mentalità…io non ce la faccio più a resistere in questa triste realtà (da ‘Fuggire’, 1993). Questo è lo spirito thrasher dei bresciani In.si.dia., un vero e proprio caposaldo del thrash metal nostrano. La band ha rappresentato negli anni ’90 una frangia importante della scena italiana fino allo split-up avvenuto per dissidi interni nel 1997 con un full-lenght all’attivo. E’ difficile per un gruppo mancato dalle scene per quasi vent’anni riprendere il contatto con il pubblico. Si esibiscono per quinti a ridosso dei tre grandi del festival, freshi della loro ultima fatica ‘Denso Inganno’ pubblicato quest’anno. La band presenta solo tre dei quattro membri della formazione nativa, con Fabio Lorini impegnato oggi oltre che al basso anche alla voce. Sostanzialmente un thrash metal classico ma nn troppo purista e old school come ci hanno presentato gli Assaulter, gli In.si.dia a tratti strizzano l’occhio a sonorità più moderne tendenti al thrash post 2000. Nella prima canzone la frase volti lontani mi rivoltano dentro, portando fuori tutta la mia agonia evidenziano e sottolineano i temi della disillusione amara di un passato oscuro colmi di ricordi dolorosi che insiti dentro di noi continuano a lacerare pian piano la nostra anima, insomma la scelta della nostra cara e vecchia lingua italiana ci permette di cogliere dei messaggi che a volte ci possono sfuggire in una lingua non nostra. La seconda canzone presentata è ‘Mai Perdere Il controllo’, il pezzo viene eseguito con riff veloci ed aggressivi che si alternano ad una matrice groove. Terzo brano eseguito ‘Terzo Millennio’ tratto dal secondo album ‘Guarda Dentro Te’ ed infine, la band decide di chiudere lo show con altri cinque brani, tutti tratti da ‘Istinto e Rabbia’, il loro primo lavoro che li ha resi famosi ed amati nell’ambito underground italiano del periodo anni ’90. I pezzi sono ‘Grido’, ‘Il tempo’, ’Parla parla’, ‘Sulla Mia Strada’ che trovano cori appassionati tra le prime file che incitano la band. La scelta del cantato in italiano sicuramente aiuta il contatto con il pubblico nostrano. L’ultimo brano è ‘Tutti Pazzi’ cover dei Negazione, eseguita probabilmente per la filosofia di denuncia e disagio comune agli In.si.dia.
Arriva la sera e l’atmosfera cambia con i vicentini White Skull, una delle band più attese che torna sul palco dell’Agglutination dopo 23 anni con una line-up diversa, ma stessa energia. Federica è tornata nella famiglia del teschio bianco dopo l’uscita nel 2001 per motivi personali e la sua voce acuta e graffiante padroneggia il palco… l’accompagnano le chitarre veloci di Tony “Mad” e Danilo Bar, Alex Mantiero cavalca il doppio pedale del suo dru-kit, al basso Jo Raddi anche lui rientrato nella band nel 2008 dopo un periodo di pausa e completa la formazione Alexandros Muscio dietro le tastiere. Caratteristica del gruppo è il sound fatto di ritmiche musicali veloci e solide su cui si lega la voce di ‘Sister’, dando melodia e pathos. La setlist di oggi è concentrata sul nuovo album ‘Will Of The Strong’ uscito lo scorso giugno sotto l’etichetta Dragonheart Records. Si parte subito con ‘Holy Warrior’ potenza e velocità in stile power metal. Il pubblico ormai numerosi, conosce i nuovi pezzi che narrano saghe vichinghe, storie di uomini dal grande coraggio e forze d’animo. Sono però i pezzi storici ‘Roman Empire’ e in particolare ’Asgard’ che trovano maggiore partecipazione sotto al palco e così i cori del pubblico si uniscono alla voce di Federica. Tanta tecnica tutta made in Italy!
E’ giunta l’ora dei vice headliner di questo festival, i teutonici Sodom! Nati a Gelsenkirken, nel bacino della Ruhr, i figliocci dei Motorhead in versione più dura ed incazzata, rappresenta una vera e propria icona per il sottoscritto e per tantissima altra gente che con le loro canzoni è cresciuta a pane e thrash metal ed è cresciuta anche bene visti i temi trattati nelle loro lyrics: testi di denuncia contro la violenza e la guerra con un maggiore interessamento al Vietnam, trattato a tutto tondo nello storico e famosissimo concept album ‘Agent Orange’ del 1989 e successivamente ripreso negli anni. I Sodom aprono con In Retribution la titletrack del loro ultimo album ‘Decision Day’ uscito quest’anno, lo stile è sempre quello à la Sodom, aggressività e musica senza fronzoli, grazie non solo al leader carismatico Tom Angelripper, ma anche grazie ai riff di un ormai ben consolidato Bernemann, arruolato nella band da ormai 20 anni, inizio al fulmicotone! Arriva poi ‘In War And Pieces’ tratto dall’omonimo disco del 2000. Salto del passato con il terzo brano ‘Sodomy And Lust’ tratto da ‘Persecution Mania’, quando il suono era molto più aggressivo e cattivo rispetto alle linee più melodiche scelte dalla band dal 2000 in poi che hanno fatto storcere il naso ai fan della vecchia scuola. Il pubblico apprezza questo tuffo nel passato rinforzato dai pezzi a seguire ‘Napalm in the Morning’ e ‘Agent Orange’, veri e propri capisaldi della band, brani sempre eseguiti dal vivo che trascinano il pubblico in un headbanging e pogo forsennato… a partire dal sottoscritto, che proprio non ce la fa a svolgere il suo compito di attento inviato e che si è gettato della mischia: perché quando l’Agente Arancio arriva, lo respiri e ti entra in circolo, è obbligatorio pogare. Tra questi brani c è anche spazio per la goliardica e divertente ‘Surfing Bird’, cover dei Trashmen, riarrangiata in versione thrash, ormai sempre presente in sede live. I teutonici vanno avanti pezzo dopo pezzo in modo implacabile, la loro performance viene arricchita per qualche minuto dalla presenza di Cronos che si affaccia da una delle finestre della scuola che ospita la manifestazione distraendo il pubblico dallo show di Mister Angelripper e soci. La band saluta Chiaromonte con ‘Remember The Fallen’ e ‘Bombenhgel’… classiconi immancabili.
Il sole è calato da un bel pò, l’oscurità fa da padrona, il pubblico notevolmente aumentato di numero si accalca sotto il palco, è l’ora dei Venom! Cronos e soci salgono sul palco e partono con ’From The Very Dephs’ la titletrack dall’omonimo lavoro uscito nel 2015. Cronos è in forma smagliante, ringhia al microfono come i bei tempi che furono e i suoi compagni di viaggio lo seguono a ruota. Era dai tempi di ‘Possessed’ che nn si sentiva un pezzo di tale fattura e seppur abbia poco senso fare paragoni con il passato, è davvero bello e doveroso sottolineare quanto i Venom abbiamo ripreso la cattiveria e la rabbia di un tempo anche se contestualizzata in un sound più moderno e ‘’pulito’’ o forse sarebbe più corretto dire meno sporco rispetto al sound degli esordi che li ha resi talmente famosi da essere riconosciuti come capostipiti del metal estremo. Il secondo pezzo eseguito è ‘The Death Of Rock’n’Roll’ tratto ancora dall’ultimo disco, ritmi sempre incalzanti e sostenuti da parte del chitarrista Rage, il quale con dei soli ricchi di personalità, dimostra ormai di essersi ambientato e probabilmente si allontana la figura di semplice gregario alla band a causa dell’ingombrante presenza di un gigante come Cronos, unico membro originale della band. Del nuovo disco eseguono poi la cadenzata ‘Smoke’, forse troppo ridondante e ’Long Haired Punks’ che è un vero e proprio incipit al pogo: i tempi in 4/4 alla Motorhead ed i suoni simil punk non possono far stare fermo il pubblico che si scatena. C’è spazio anche per i grandi classici, vengono eseguiti dal vivo pezzi storici come ‘Buried Alive’, ‘Welcome to Hell’, ‘Countess Bathory’, intervallati da qualche brano nato tra il 1997 e il 2000 come ‘The Evil One’. La chiusura avvine con un trittico fenomenale: ‘’Black Metal’’, durante il quale il pubblico urla a squarciagola lay down your soul to the gods rock ‘n’ roll! assieme al suo idolo e infine ‘Witching Hours’ seguita da ‘In League With Satan’.

Termina alla grande questo Agglutination, con una notevole risposta del pubblico – probabilmente sono state superate le 1000 presenze – e questo successo il festival ed il suo padrino se lo meritano e come! Continua così Gerardo, il nostro supporto l’avrai sempre: ci vediamo l’anno prossimo!

Foto di Saverio Mosca


Valerio Latartara

Valerio Latartara

Nato a Taranto il 22/07/1981, professione infermiere e appassionato di cinema e rock, hard rock e metal vecchia scuola anni '70/'80. Generi preferiti: Rock anni '70, NWOBHM, Speed e Thrash metal. Purtroppo on the road solo dal 2005... anno in cui - laureatomi e trovato un lavoro stabile - raggiungo l'indipendenza economica. Ho cercato di recuperare gli anni persi andando a centinaia di concerti locali, nel resto dell'Italia e all'estero: acquisendo così esperienza e recuperando gli anni persi. Festival preferiti: Keep It True, Rock Fest Barcellona, Bang Your Head!

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