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AFRAID TO DESTINY – ‘Agony’

Ci propongono una sorta di depressive black metal, influenzato dalla dark ambient gli Afraid To Destiny, che mirano a mostrarci i peggiori sentimenti che l’essere umano può provare, evidenziato (a detta loro) da un punto di vista il più personale possibile. Cercano di farci entrare subito nel mood corretto, con una intro pianistica davvero triste ed evocativa (forse un po troppo lunga). Si parte con un “viaggio nel nulla” diviso in due parti, in cui si passa dal black cadenzato e melodico del primo episodio al secondo leggermente più atmosferico ma che presenta gli stessi accordi, la stessa struttura. Maggiormente dinamica ‘Rain, Scars, And The Climb’, con un buon lavoro della batteria e le chitarre che ricordano negli arpeggi e nel riffing i maestri Forgotten Tomb. Ben undici minuti che per fortuna sono stati sapientemente gestiti, con un finale che cresce emozionalmente. Con la prima parte di ‘Autumn Equinox’ si fa un passo indietro, tornando al già sentito e all’auto-citazione, ma per fortuna i quasi nove minuti della traccia vengono scossi da un break pianistico che lancia una voce pulita e sofferta, prima di di un accelerazione che ci spingerà fino alla fine del brano. Si torna a casa di Ferdinando “Herr Morbid” Marchisio con il brano ‘Hatred Towards Myself’, piacevolmente derivativo. Una chitarra solista ci abbraccia nell’incipit di ‘Into Darkness’, prima di lasciare spazio ad una voce filtrata che esplode nel consueto screaming, dominando forse il brano migliore del lotto ma ancora una volta fortemente debitore della sopra-citata band di Piacenza. Bella la cover dei Lifelover, una ‘Sweet Illness Of Mine’ in cui il polistrumentista della band, Adimere, si impossessa anche del microfono con discreti risultati.  Il brano ‘Silence’ è in realtà un minuto di silenzio, prima che la traccia finale ‘Outro’ chiuda il disco.
Insomma i Nostri non inventano nulla di nuovo, appoggiandosi nei momenti di maggior dinamismo a schemi già collaudati da altri e purtroppo annoiando quando si lasciano andare a lunghi momenti di disperata noia. La produzione è poco più che casalinga (quando ormai “casalingo” significa comunque buono, grazie alle moderne tecnologie) ed il disco risulta un poco indigesto. Le potenzialità ci sono, e possiamo consigliare di orientarsi maggiormente verso quelle atmosfere dark wave proposte nella cover, fondendole con il lato più freddamente black metal. Forse sarebbe la direzione giusta, e perché no, anche un qualcosa di sicuramente meno inflazionato.

Tracklist:
01. Intro
02. A Journey Into Nothingness (Part I)
03. A Joutney Into Nothingness (Part II)
04. Rain, Scars, And The Climb
05. Autumn Equinox
06. Hatred Towards Myself
07. Into The Darkness
08. Sweet Illness Of Mine
09. Silence
10. Outro

Line-up:
R.F. – voce
Adimere – tutti gli strumenti, voce su ‘Sweet Illness Of Mine’
Atom Krieg – voce su ‘Autumn Equinox’

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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