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ADRENALINE RUSH – Metal conspiracy

Il nome Adrenaline Rush potrebbe anche leggersi Tave Wanning, o viceversa. La bionda cantante non è solo il simbolo estetico del giovane gruppo svedese, ma ne è la vera trascinatrice, entusiasta di quanto fatto fino ad oggi e di quello che il futuro potrà riservarle. La conversazione molto esauriente che abbiamo tenuto con lei ce lo conferma, così come lo si può evincere dai solchi del nuovo ‘Soul Survivor’, un album che colpisce sorprendentemente nel segno, pregno di quel metallo ottantaiano tutto riffoni, melodia e cori a profusione di cui gente come i primi Dokken o certi WASP erano i portavoce. L’energia sprigionata dalle nuove canzoni ci ha letteralmente obbligato a scoprirne l’origine…
“(Tave Wanning) Grazie davvero, sono proprio contenta ti sia piaciuto visto che tutti dicono che il secondo disco è sempre quello più difficile! Ero consapevole di non voler fare una semplice ripetizione del primo album, così stavolta ho seguito maggiormente i miei gusti. In realtà ci sono stati momenti in cui ho pensato che forse era meglio seguire la linea tracciata dal debutto e mantenere le canzoni più leggere e melodiche, però alla fine ho deciso di seguire solo il mio cuore. D’altronde bands come Judas Priest e Accept fanno parte della mia dieta quotidiana.”

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In effetti ‘Soul Survivor’ appare come un deciso passo avanti rispetto al vostro esordio. In che modo è nato?
“Come forse saprete non parto a scrivere musica da zero, ma collaboro con altri songwriter. Loro mi portano dei demo e se ascolto qualcosa che mi piace lo sviluppiamo insieme fino a perfezionarlo in una canzone finita. Per questo nuovo album inizialmente mi sono trovata alle prese con 20 o 30 demo, ma non ne ero molto convinta. Poi è arrivata ‘Love Is Like Poison’ e ho capito che era fatta! Finalmente avevo una direzione ed un sound per il disco, per il resto si trattava di cercare dei brani che si sposassero con tutto questo. Inoltre non tutti lo sanno, ma lavoro intensamente anche con mio padre su questo processo. È il mio “partner in crime” principale, oltre che il manager della band. Per il capitolo testi cerco di essere molto accurata nella stesura, una parola può fare la differenza rispetto ad un’altra una volta cantata.”

Come si è sviluppata la composizione di questo lavoro, anche in relazione alla partnership artistica che stavolta ti ha vista al fianco di Fredrik Folkare, chitarrista di Unleashed e Firespawn, oltre che al “solito” Erik Martensson, il leader degli Eclipse?
“Il piano originale era di lavorare con quest’ultimo come per il primo disco. Nel frattempo però Erik ha trasferito il suo studio fuori Stoccolma, così mi ha suggerito di incontrarmi con Fredrik per vedere come potevano andare le cose. Ci siamo piaciuti immediatamente ed in sostanza Erik ha finito per assumere il ruolo di produttore esecutivo. Ci ha aiutato nella scelta delle canzoni, è stato un consigliere costante per tutto ciò che riguarda i suoni, ha co-scritto una canzone ed infine masterizzato l’album. Per la scrittura quindi abbiamo collaborato principalmente io e Fredrik, il quale s’è occupato di comporre, arrangiare, registrare e produrre. Mi piace definirlo il mio “co-cospiratore”.”

Parlaci un po’ di questi tuoi due co-cospiratori…
“Sono entrambi due ragazzi fantastici. Per alcuni versi sono simili, per altri totalmente diversi. Si conoscono da tantissimo tempo perché sono cresciuti nello stesso posto, anzi penso abbiano frequentato la stessa scuola, inoltre so che hanno suonato insieme in varie bands. Sia Erik che Fredrik sono dotati di un talento multiplo: sanno scrivere, registrare, produrre…e suonano pure la chitarra alla grande. Fredrik musicalmente proviene da lidi più duri e questo si è rivelato perfetto per la riuscita dell’album.”

Come li descriveresti dal punto di vista professionale?
“Erik ci ha prodotto il primo disco. Lì riesci a sentire la sua produzione pulitissima, è uno che presta molta attenzione a tutti i dettagli e sa esattamente cosa vuole. Se è insoddisfatto anche di una sola parola, può farmi ripetere una parte cantata ad oltranza. Fredrik è più interessato all’eventuale feeling di una cosa, quando questa gli suona bene allora è ok. La sua produzione non è pulita come quella di Erik, ma per questo disco è stato un aspetto positivo. Quello che mi sorprende di più comunque è che entrambi hanno capito esattamente quello che stavo cercando, fin dall’inizio massima sintonia su suono e produzione, con loro è stata solo una questione di trovare le canzoni giuste. In pratica se incontrare Erik è stato come vincere la lotteria, incontrare Fredrik è stato come rivincerla. Che fortuna che ho avuto!”

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Hai dichiarato che ‘Soul Survivor’ gode dell’energia derivante dal fatto che ti sei trasferita, cosa significa?
“Intendevo dire più cose in realtà: che il nuovo album ci ha potato musicalmente in una nuova posizione, che effettivamente ho appena acquistato un appartamento super carino dove ora risiedo, e che nella vita mi trovo figurativamente in un posto nuovo, infatti sono passati cinque anni dagli esordi degli Adrenaline Rush e da allora ho semplicemente vissuto di più, visto di più e fatto esperienze nuove. Grazie a questa maturità oggi ho più controllo di me stessa e so cosa voglio.”

Abbiamo assistito all’ingresso nella band di Joel Fox Apelgren, l’ex bassista dei Dynazty. Come lo avete convinto?
“Joel si è unito a noi senza bisogno di sforzi particolari, aveva sostituito il nostro precedente bassista Soufian Ma’Aoui per un concerto e si è adattato perfettamente da subito. Non c’è stato neanche bisogno di pensarci insomma. Sono molto contenta che abbia accettato l’offerta e che ora sia con noi in modo permanente. Il suo stile è un po’ ruvido, diretto al punto, e forma delle solide fondamenta su cui poggiano bene i nuovi pezzi”.

Ma ha lasciato i Dynazty perchè in contrasto con la loro svolta power metal?
“Non saprei proprio, ma sono felice che l’abbia fatto perché oggi gli Adrenaline hanno il loro perfetto bass player! Comunque sia lui che il nostro nuovo chitarrista Sam Soderlindh sono innanzitutto dei ragazzi positivi, e con la fatica che richiede tenere insieme una band sono felicissima della scelta.”

Tave, al di fuori della band hai inciso molte cover nel corso degli anni, e devo dire che la scelta dei brani e dei gruppi è da vera esperta.
“Grazie. Non credo che in molti abbiano trovato il mio website, comunque è www.tave.se e contiene tutte queste mie versioni scaricabili liberamente. È bello perché riflettono la mia evoluzione attraverso gli anni, ne avevo 10 o 11 quando ho pubblicato la prima. Per la maggior parte sono state registrate a casa con mio padre, mentre lui imparava a produrre io imparavo a cantare, che bei tempi! Ci sono anche due canzoni nuove che per il momento teniamo per noi, sono molto seventies e mi piacerebbe fare un disco intero sul genere un giorno.”

Non è più probabile invece che un giorno Frontiers ti mandi in studio per registrare un cover-album?
“Sarebbe super figo! Ma mi metterebbe anche un po’ paura, per rendere una canzone superiore all’originale ci vuole un grande sforzo. Quando non viene fuori migliore non c’è motivo per farlo.”

E c’è un artista o un gruppo che prediligi tra i tanti?
“Adesso come adesso direi qualcosa dei Fleetwood Mac cantato da Stevie Nicks. Ogni volta che la sento mi viene la pelle d’oca!”

Parliamo del tuo stile vocale. Esso è pressoché sempre pulito: è un contrasto voluto? Ti vedremo mai nei panni della “screamer”?
“Sì, è un contrasto decisamente voluto, ho una voce da ragazza e preferisco un modo di cantare piuttosto pulito. Non mi piace molto lo stile da screamer moderno, niente in contrario eh, ma non fa per me. Il contrasto tra questa musica dura e la mia voce è davvero quello che cerco e che ci differenzia dagli altri gruppi. Non penso diventerò mai una urlatrice, a meno che tutti gli altri non smettano di farlo dandomi così un motivo per iniziare. Voglio essere diversa da chiunque altro.”

Cambiando argomento, noi italiani siamo sempre incuriositi dal numero altissimo di ragazzi che lì in Svezia suonano o fondano un gruppo musicale. Come ce lo spieghi?
“Me l’hanno chiesto tante volte ma non ho una risposta. Forse succede perché il nostro sistema scolastico permette ai ragazzi di studiare arte già dalla scuola media in avanti. E ci sono dei finanziamenti governativi da usufruire per pagarsi strumenti e sale prova. O forse sarà per la fortuna di aver avuto band di grande successo negli anni 80 che hanno spianato la strada a tutti noi. Non lo so davvero, ma sono molto grata per la possibilità che ho avuto di inseguire i miei sogni e fare ciò che mi piace di più.”

Probabilmente è l’unione delle due cose. Ma di questa impressionante ondata di gruppi usciti dal tuo paese negli ultimi 10 anni, quali ritieni i migliori tre?
“Come hai detto ce ne sono così tanti…Personalmente mi piacciono gli H.E.A.T. e gli Electric Boys (che di anni alle spalle ne hanno quasi 30 in realtà; ndR). Al terzo posto metterei… i Superposer Wannabe, il gruppo di mio padre e mio fratello!”

Bene, siamo in fondo Tave, un grazie per la pazienza con cui hai risposto alle nostre domande ed un arrivederci molto presto al Frontiers Festival…
“Grazie a voi per avemi interpellato, ci vediamo là! E grazie anche ai vostri lettori, non potremmo fare quello che facciamo senza il vostro supporto. State bene ed….ENJOY THE ‘RUSH!”

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Discografia:
Adrenaline Rush (2014)
Soul Survivor (2017)

Line-up:
Tave Wanning – voce
Sam Soderlindh – chitarra
Alexander Hagman – chitarra
Joel Fox – basso
Marcus Johansson – batteria

Alberto 'Sentenza' Sassi

Alberto 'Sentenza' Sassi

Ho iniziato con le dipendenze metalliche da ragazzetto, all'alba dei famigerati anni '90. Eroi musicali senza tempo mi hanno protetto in quel controverso periodo, facendo sì che il cuore sia oggi saldamente irlandese, lo spirito scandinavo, e l'armatura che mi veste di puro acciaio britannico. Ufficialmente ho iniziato a scrivere qualcosa su Metal Maniac qualche anno fa, oggi spero solo di dare un piccolissimo ma passionale contributo al sostegno della scena.

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