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ACCEPT – ‘The Rise Of Chaos’

Calda, caldissima notte di inizio agosto. Mille chilometri più a nord, gli Accept hanno appena terminato il loro headlining show nella prima serata di Wacken. Wolf Hoffmann ce ne ha appena parlato in modo esauriente qui, chissà come è andata. Questo stesso spazio recensioni ha appena ospitato l’ultima release live dei Dirkschneider, dedicata dal piccolo grande Udo al materiale della sua vecchia band. E domani – domani – esce ufficialmente il nuovo ‘The Rise Of Chaos’. Come dire, più di così non si potrebbe parlare della band, no? Diamo anche noi il nostro piccolo contributo, andando ad analizzare la nuova release targata Accept, la prima in studio dopo la “resurrezione” firmata Mark Tornillo. E la prima che vede impegnato il nuovo drummer Christopher Williams – la chitarra, in studio, è come sempre appannaggio esclusivo di Hoffmann. Dettagli di cronaca verrebbe da dire, perché le differenze rispetto al passato recente della band sono minime: ‘The Rise Of Chaos’ è in tutto e per tutto un disco degli Accept, e su questa frase la recensione potrebbe anche chiudersi. Ma a noi piace fare le cose per bene, e allora cerchiamo di raccontare qualcosa di più su questo lavoro. Un album che cresce, va detto. La prima impressione non è per forza esaltante, la sensazione di già sentito rispetto a ‘Stalingrad’ e ‘Blind Rage’ è forte. Ma gli ingredienti del suono degli Accept sono sempre gli stessi, lo ammette lo stesso Wolf. E allora ‘The Rise Of Chaos’ si ascolta ancora e ancora, fino a svelare quelli che sono i suoi indiscussi – e tradizionali – punti di forza. Il songwriting è solido, le melodie sono immediate, i refrain marcati, la voce di Tornillo è cartavetrosa al punto giusto, il guitarwork è ispirato come sempre. Non c’è nulla da dire o fare, il tocco di Hoffmann ce l’ha solo lui… E sotto le sue mani anche pezzi dalla struttura relativamente semplice, a volte ai confini del banale, prendono la forma dell’anthem metallico, pronti ad essere intonati on stage, dalla band e dal pubblico all’unisono. Se ‘Die By The Sword’ è la classica opener dai ritmi sostenuti, ‘Hole In The Head’ è più quadrata e gioca in modo più esplicito sull’impatto, con il suo refrain rallentato. La title-track, con i suoi ritmi serrati, è ordinaria amministrazione di qualità, prima che ‘Koolaid’ porti al disco pizzico di rock’n’roll – anche se il testo è tutto meno che leggero… Oltre che introdurre il momento migliore del disco, scandito dal ritmo serrato – con qualche efficace break – di ‘No Regrets’, dalla sanguigna e quadrata ‘Analog Man’, in cui un Tornillo più ruvido che mani ci grida con rabbia il suo odio verso la tecnologia moderna, e dalla coinvolgente ed immediata ‘What’s Done Is Done’. Un hat trick degno dei migliori classici della band, tre brani che hanno in loro la stoffa del classico, oggi in studio e domani dal vivo. Non è però finita qui, perché ‘World Colliding’ e la corale ‘Carry The Weight’ si lasciano piacevolmente ascoltare, rispolverando tutti i trademark della band citati finora, a cominciare dal guitarwork unico e inimitabile di Hoffmann. E se la conclusiva ‘Race To Extinction’ alla fine non è proprio memorabile, poco male. Non è certo la qualità a mancare in ‘The Rise Of Chaos’, e questo francamente con gli Accept è chiaro da sempre. Manca un po’ l’effetto sorpresa che aveva portato con sé ‘Blood Of The Nations’, ma c’è qualcuno che dagli Accept si aspetta sorprese? Con alfieri del genere, il Caos non può che trionfare ancora…

Tracklist:
01. Die By The Sword
02. Hole In The Head
03. The Rise Of Chaos
04. Koolaid
05. No Regrets
06. Analog Man
07. What’s Done Is Done
08. Worlds Colliding
09. Carry The Weight
10. Race To Extinction

Line-up:
Mark Tornillo – voce
Wolf Hoffmann – chitarra
Uwe Lulis – chitarra
Peter Baltes – basso
Christopher Williams – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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