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DGM – Tre indizi di successo

Cambiare per confermare il proprio status, questo è l’incredibile pregio del nuovo album dei DGM che sembrano ormai in possesso del tocco di Mida, visto che almeno negli ultimi tre album sono stati in grado di trasformare in oro ogni brano che hanno scritto. Riff affilati, melodie avvincenti, cori armonici e parti strumentali spettacolari descrivono alla perfezione la capacità dei DGM di colpire anche senza aumentare in modo eccessivo la velocità. Ormai non si tratta più di un caso fortuito o della sleale copia di una formula vincente. Questa è classe con la ‘c’ maiuscola per cui è giusto parlare di passaggio, di transizione verso nuovi territori e, chissà, nuovi obiettivi.

(Simone Mularoni) Il passaggio verso una consapevolezza e una maturità associata a una libertà artistica che in passato non avevamo mai avuto. Abbiamo analizzato i brani composti nel passato e ci siamo resi conto che le nostre influenze musicali erano ingombranti. Questa volta abbiamo seguito quello che ci veniva senza voler stimolare paragoni o cercare di assomigliare a qualcuno. ‘The Passage’ è il disco che rappresenta i DGM nel modo più maturo. C’è anche un passaggio di etichetta che per noi è stato importante e anche stimolante.”

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Musicalmente parlando proseguite il cammino intrapreso con ‘Momentum’, ma vedo una fortissima variabilità all’interno dei brani, come se ci fosse una spinta più sentita ad aprirvi verso nuove direzioni.
Assolutamente si! Con il passare del tempo mi rendo conto di essere sempre più sicuro di me a livello di composizione, mentre prima c’era sempre quel timore che mi bloccava quando si trattava di osare, perché cercavo di immaginare cosa potesse piacere a chi ascoltava la nostra musica. In quasi un’ora di musica su ‘The Passage’ puoi trovare quasi di tutto e la cosa bella è che tutto è venuto fuori in modo spontaneo, senza aver prefissato determinati obiettivi a tavolino.”

Si tratta di brani totalmente nuovi o ci sono anche dei residui provenienti dalle sessioni di songwriting precedenti?
Tutti i brani sono stati scritti dopo l’uscita di ‘Momentum’ e ‘The Secret’ è stato il primo. Alla fine abbiamo utilizzato ogni nota che abbiamo scritto, per cui ripartiremo da zero anche per il prossimo album.”

Sono passati tre anni dall’uscita di ‘Momentum’. Credi che sia l’intervallo perfetto di tempo tra due album consecutivi?
In realtà l’album a livello di demo era scritto e finito già a settembre dell’anno scorso, mancava solo la registrazione che è stata posticipata per tutta una serie di ragioni. Nessuno di noi è un professionista per cui bisogna convivere con esigenze di carattere diverso. Secondo me quest’attesa è stata abbastanza snervante, perché ce l’abbiamo in testa da quasi un anno, ma non vediamo l’ora di conoscere l’opinione degli addetti ai lavori e dei fan. Comunque non ci siamo mai dati scadenze precise e dire quando è il momento giusto per far uscire un nuovo album è un esercizio difficile oltre a essere anche inutile. La regola che vige al nostro interno è che ogni pezzo che finisce sull’album ci deve soddisfare totalmente, indipendentemente dal tempo richiesto.”

Si parlava di una spiccata variabilità e uno dei nuovi aspetti predominanti rispetto al passato è rappresentato da una chiara influenza Hard Rock, specialmente in brani come ‘Animal’ e ‘Daydreamer’. C’è un legame con il fatto che avete sottoscritto un contratto con Frontiers, che è una tra le case discografiche più famose in ambito Hard Rock?
A livello di tempistiche è stata una coincidenza totale, perché abbiamo iniziato a parlare con la nostra nuova casa discografica solo a marzo, ovvero molti mesi dopo che l’album era già stato scritto. Comunque le influenze Hard Rock di cui parli sono sicuramente più presenti rispetto al recente passato, anche se il nostro background è sempre stato quello. Poi ci può essere più o meno doppia cassa, ma la sostanza non cambia troppo. Molti potrebbero vedere queste influenze come una semplificazione del nostro stile, ma ti posso assicurare che la realtà va nella direzione opposta, perché scrivere un bel brano interessante e originale mantenendo sonorità Hard Rock non è per nulla facile!”

Credo che ‘Animal’ rappresenti un perfetto esempio di quello che stai dicendo. Si tratta di un brano molto ottantiano nelle melodie, ma anche molto commerciale. Mi pare che si tratti di un accostamento molto lontano dalle vostre classiche linee guida.
Alcuni dei nostri brani non sono così facili da suonare dal vivo. Un giorno, scherzando, stavamo dicendo che sarebbe stato bello poter avere un brano facile da suonare, uno di quelli che ti permette finalmente di guardare in faccia i fan, senza dover stare curvi sui nostri strumenti a pensare a milioni di note. Considera che tutti noi siamo dei grandi fan dei Journey, per cui Mark ed io abbiamo scritto il ritornello che è super orecchiabile e così ho potuto dare libero sfogo alle mie influenze Van Halen che non avevo mai approfondito nel passato. Credo comunque che nonostante l’ispirazione Journey, il brano abbia sempre la classica identità DGM. Scegliere di seguire questo tipo di strada può comportare dei rischi, perché alcuni potrebbero accusarci di essere diventati commerciali. In realtà il nostro obiettivo è sempre stato scrivere buone canzoni e crediamo che tutto faccia parte della nostra identità. Vorrei aggiungere che il brano è in heavy rotation su Virgin Radio da un paio di mesi e per una band Metal in Italia è un aspetto molto importante che può servire da apripista per l’album intero e per la band più in generale.”

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Ci sono degli aspetti ricorrenti nei testi di ‘The Passage’?
No, i contenuti non sono collegati tra di loro, ma mai come questa volta abbiamo cercato di descrivere circostanze reali della nostra vita. Aneddoti, sensazioni, sentimenti che a volte sono stati camuffati per renderli più astratti e stimolare l’attenzione di chi ascolta. Altre volte si tratta di canzoni d’amore, anche se un po’ dark come nel caso di ‘The Secret’. Sai, non ci riteniamo in grado di scrivere brani di attualità, con tematiche collegate al sociale o tanto meno argomenti di ispirazione fantasy. Non siamo mai stati portati per questo tipo di approccio e crediamo di essere molto più credibili quando raccontiamo episodi di vita reale, perché non esiste solo il virtuale.”

Mi pare che il messaggio che esprimete in ‘Animal’ non sia così banale anche perché ‘homo homini lupus’ è alla base del pensiero di molti filosofi e pensatori.
Infatti non è una cosa da poco il fatto che ognuno di noi al proprio interno abbia un lato rabbioso che ti tormenta e spesso siamo i peggiori nemici di noi stessi. È esattamente ciò che volevamo esprimere con il video e con la canzone in maniera non troppo pretenziosa, ma è stato un modo per aggiungere spessore a un brano che con altri testi potrebbe sembrare troppo semplice.”

Vorrei soffermarmi ancora un attimo sulle singole canzoni per chiederti le ragioni per cui avete deciso di separare in due parti il brano ‘The Secret’.
Non sono riuscito a trovare un finale degno per quella che poi è diventata la prima parte, per cui l’ho lasciata aperta. Molti mesi dopo ho scritto la seconda parte perché volevo avere un brano più lento del solito, più epico, sognante e un po’ più progressive. Ascoltando quello che avevo appena composto mi sono reso conto che aveva la stessa velocità di ‘The Secret’, a livello di tempo, e messe una vicina all’altra suonavano come una storia unica. Emanuele si è poi reso conto che in tutti i ritornelli della seconda parte si ripete la melodia della parte uno perché è un arrangiamento sugli accordi. Quindi abbiamo deciso di unirle, come se fossero due parti di una stessa storia. Ovviamente c’è una continuità anche a livello di testo, all’inizio più speranzoso, e la musica lo segue, mentre nella parte due subentrano emozioni più forti e tetre.”

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Anche questa volta siete riusciti a coinvolgere come ospiti personaggi di massimo livello come Michael Romeo dei Symphony X e Tom Englund degli Evergrey. La vostra passione per i Symphony X è nota a tutti, ma io non sapevo che ci fosse un legame così forte anche con gli Evergrey.
In realtà nella band sono io quello che da sempre è più fan degli Evergrey. Quando abbiamo la fortuna di avere degli ospiti per i nostri album, la cosa importante è che ci sia un vero rapporto di amicizia anche nella vita reale, al di là della classica ospitata per ragioni di visibilità. Se ci pensi, assistiamo sempre più spesso a personaggi di primo livello che contribuiscono ad accrescere la visibilità di un album ma che, una volta esaurita la loro parte, non lasciano nulla a livello umano. Spesso questi ospiti interpretano la collaborazione come un qualsiasi impegno lavorativo. Prendono il loro cachet, cantano o suonano la loro parte e tutto finisce li. Noi non faremmo mai partecipare a un nostro album persone che non apprezzano o condividono il nostro percorso musicale, persone con cui non ci siano emozioni ed esperienze da condividere. Con Tom è stato un po’ così. Due anni fa ho partecipato al progetto ‘Epysode’ in cui c’erano il bassista dei Symphony X, il batterista dei Pain Of Salvation e vari cantanti tra cui proprio Tom. Da lì è saltata fuori una data in Belgio assieme agli Evergrey e così è nata una vera amicizia che mi ha portato a scrivere un brano avendo in mente la sua voce. ‘Ghost Of Insanity’ ha dei punti in comune con gli Evergrey, per cui mi è sembrato ovvio proporgli di cantarla. Pensa che è venuto di persona in Italia per registrarla e siamo stati insieme quattro giorni. Ha cantato la linea a suo modo, senza voler ascoltare le parti di Mark che avevamo già registrato. È stato preso dal brano e non si è limitato a svolgere il compitino.”

Com’è andata con Michael Romeo?
Non è venuto in Italia per suonare un assolo, per il resto è stata una circostanza molto simile perché ‘Dogma’ stava venendo fuori con una forte ispirazione Symphony X e mi sono domandato per quale ragione avrei dovuto imitare qualcuno quando c’era la possibilità di far suonare quel solo all’originale. L’ho chiamato e non c’è stato nessun problema. Anche in questo caso sono stato veramente molto contento perché Michael non è un artista che partecipa a molti progetti esterni. Ha voluto sentire il brano e gli ho detto che mi sarebbe piaciuto arricchirlo con il suo tocco. Due giorni dopo avevo il suo assolo!”

Proprio ‘Dogma’ è uno dei brani che fanno da potente contrappeso alla spinta verso sonorità più Hard Rock e mi ricorda moltissimo i Symphony X più recenti, ma poi c’è quel tocco melodico che rende il brano DGM al 100%!
Ah ah ah, sono felice di quello che dici perché adoro i Symphony X, ma mi manca tanto quel tocco melodico che avevano nella prima metà della loro carriera, quei ritornelli che ci hanno fatti innamorare di album come ‘Divine Wings Of Tragedy’ o ‘Twilight In Olympus’. A livello strumentale ci piacciono molto anche le loro sonorità più recenti, ma non riusciamo a fare un brano che non abbia un ritornello melodico per cui non saremo mai alla stregua di una loro band clone,”

Cosa ha detto Fabio quando ha sentito quello che avrebbe dovuto suonare su ‘Fallen’ e ‘Dogma’?
All’inizio l’ho fatto letteralmente impazzire in studio, al punto che mi odiava perché pensava che le sue parti fossero troppo incasinate, poi quando ha sentito il prodotto finito è stato il primo a essere soddisfatto al 100%.”

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Cosa ci puoi dire della produzione? Hai seguito le stesse procedure di ‘Momentum’ o hai introdotto dei cambiamenti?
“In realtà ci sono stati degli importanti cambiamenti perché anche qui c’è stato un passaggio, tanto per citare nuovamente il titolo dell’album. Quando ho mixato ‘Momentum’ ho cercato di replicare il sound di ‘Frame’. In realtà l’esperienza mi ha insegnato che anche se usi lo stesso microfono, lo stesso amplificatore e lo stesso settaggio non è mai possibile replicare fedelmente un certo tipo di suono perché ci sono troppe variabili che non si possono gestire. Quindi ‘Momentum’ è nato come un’evoluzione, ma partendo dal set up di ‘Frame’. Invece in questo album, una volta ascoltata la versione demo dei brani mi sono reso conto che era diverso a livello di sonorità e non avrebbe avuto alcun senso seguire quanto avevamo fatto nel passato. Così ogni scelta che ho fatto a livello di suono è stata diversa. Per le chitarre ho scelto un amplificatore dalle tinte un po’ più hard rock, ho cercato di immergere la batteria in ambienti enormi. In altre parole ricercavo un sound ottantiano ma moderno e credo di aver creato una cosa un po’ diversa dal solito, quanto meno per noi DGM. Essendoci meno brani velocissimi c’è più spazio per il basso o per le tastiere, pur mantenendo i classici parametri del metal perché la botta c’è e si sente alla grande!”

Andiamo ad analizzare le conseguenze di questo passaggio e vorrei chiederti se secondo te il successo degli ultimi due album associato alla maggior visibilità che sicuramente vi regalerà ‘The Passage’ potranno consolidare i DGM come una band di riferimento della scena metal in Italia?
Io ovviamente me lo auguro, ma questo sta alla gente deciderlo. Quando sono entrato nei DGM, ormai dieci anni fa, leggevo ovunque che eravamo considerati come i paladini di un certo tipo di sonorità, ma a livello di riscontro di vendite e di pubblico non era poi così. Avevo l’impressione di un gruppo acclamato dalla critica, ma nella realtà non vedevo gli effetti di questo ipotetico apprezzamento, forse perché ai componenti della line up originale mancava un po’ di ’ambizione e la loro voglia di crescere non era tantissima. Al contrario, in questi ultimi dieci anni credo che siamo cresciuti molto, anche a livello di visibilità, perché cerchiamo di portare veramente ovunque la nostra musica. Io spero che ‘The Passage’ ci possa permettere di fare un altro saltino, per così dire, verso uno status di band di riferimento, come hai detto. Leggo sempre le recensioni dei dischi e vedere sempre più spesso che si tende a usare la nostra band come metro di paragone per descrivere quello che altri fanno mi dà un enorme carica.”

Dopo i giusti elogi per la discografia, presente e passata, vorrei muovere una critica che non è rivolta direttamente alla band, quanto piuttosto alla scena metal italiana che non permette ai DGM di suonare dal vivo come meriterebbe un gruppo della vostra classe. Non è possibile che andiate a fare due tour in Giappone a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro ma che non ci sia la possibilità di vedervi suonare con una certa continuità nel nostro paese! Cosa puoi dirci a tal proposito?
Posso solo dirti che hai ragione! Si tratta di uno dei nostri maggiori crucci, ma a questo punto, se fossi scaramantico, non ti direi che qualcosa si sta muovendo. Dopo la firma con Frontiers, agenzie e promoter si stanno attivando per farci suonare molto di più rispetto al passato. Più di dare la disponibilità a suonare ovunque non possiamo fare. Abbiamo suonato tantissimo anche al sud perché suonare in Italia è la cosa più bella. Non voglio aprire inutili polemiche, però a volte vedi certi gruppi che continuano a suonare da 20 anni e a livello di pubblico portano venti persone, ma continuano ad essere gli headliner in certi festival o a suonare per tre mesi di fila negli stessi locali, quando magari altri si trovano a dover supplicare per poter fare una serata. D’altro canto è anche vero che il nome DGM all’estero ha un richiamo diverso. Quest’anno suoneremo per la prima volta in Israele con Haken e Circus Maximus, poi faremo Belgio, Olanda e Francia. Speriamo che sia una buona palestra per ottenere maggior visibilità e stima anche in Italia. Noi siamo i primi a voler suonare il più possibile e speriamo che questo album ci permetta di far conoscere sempre di più il nostro nome.”

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Nel breve periodo ci vedremo sicuramente al Frontiers Metal Festival a fine ottobre e speriamo che ci siano tante persone davanti al palco quando suonerete. Vorrei chiudere però con un altro argomento correlato agli show dal vivo: l’ultima volta che abbiamo avuto la possibilità di fare quattro parole in tranquillità eravamo ad Atlanta al Prog Power USA nel 2014. Mi avevi detto che quel vostro show sarebbe stato registrato per farne un DVD, ma non se n’è più saputo nulla.
Sembra che questa domanda tu me l’abbia fatta appositamente perché ho firmato il progetto per la realizzazione del DVD proprio la settimana scorsa. Faremo uscire un doppio DVD – Blue Ray che conterrà anche la registrazione dello show del Frontiers Metal Festival. In due ore di show diversi saranno coperti sia i nostri due album precedenti, sia ‘The Passage’.

Discografia:

Random Access Zone (1996)
Change Direction (1997)
Wings of Time (1999)
Dreamland (2001)
Hidden Place (2003)
Misplaced (2004)
Different Shapes (2007)
Frame (2009)
Synthesis (2010)
Momentum (2013)
The Passage (2016)

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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