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FATES WARNING – ‘Theories Of Flight’

Cosa c’è di più affascinante e allo stesso tempo di impossibile del desiderio di volare? Tanti ci hanno provato e hanno dimostrato che questa atavica aspirazione umana non potrà trovare soddisfazione, a meno di non usare strumenti esterni. Con ‘Theories Of Flight’ i FATES WARNING riescono a trasmetterci le sensazioni che si provano librandosi ad altezze impensabili, basta chiudere gli occhi e lasciar parlare la musica. Ero rimasto piacevolmente colpito dal precedente ‘Darkness In A Different Light’ e la mia valutazione forse era stata un po’ al di sopra dell’effettivo valore dell’album, proprio perché avevo intravisto una curvatura rispetto al passato, un cambio di direzione che faceva emergere qua e là melodie che riportavano alla memoria parallelismi e perfette simmetrie. Ma non mi sarei mai aspettato di poter ascoltare, a distanza di tre anni ‘Theories Of Flight’, un album che racchiude la genialità di Jim Matheos, un artista che posso solo definire illegale, così come illegale è piazzare ‘From The Rooftops’ come opener dell’album. Un inizio che emoziona per il chitarrismo di Matheos che nella prima fase sembra stordente, ma che improvvisamente esplode e fa decollare verticalmente il brano, permettendoti di provare l’ebrezza del volo e riesumando echi di un glorioso passato. A differenza di Icaro, sconfitto dalla propria ingordigia, la sensazione continua anche nelle tracce successive che continuano a farti salire, fino a raggiungere quasi il sole. Matheos ha trascorso la seconda parte della sua carriera di compositore cercando di dare libero sfogo a tutti gli innumerevoli lati della sua arte, liquidando forse in modo troppo superficiale gli aspetti melodici che avevano caratterizzato i capolavori degli anni ’90. Quella melodia ritorna a volare in ‘Seven Stars’, un brano che potrebbe trovare spazio in un ipotetico ibrido tra ‘No Exit’ e ‘Parallels’. A rendere il volo ancora più esaltante ci pensa un nuovo elemento totalmente inatteso, ovvero un deciso irruvidimento delle strutture e del modo di cantare di Ray Alder, a perfetto agio su brani cattivi come ‘SOS’ e ‘White Flag’. Tuttavia, limitare la portata dell’album a questi unici due aspetti sarebbe totalmente riduttivo perché la struttura canzone presenta al suo interno una variabilità vastissima, grazie alla tecnica di musicisti che trovano solo pochi corrispettivi nella scena progressive metal (e non solo …) attuale. Il passaggio strumentale all’interno di ‘The Ghost Of Home’ rappresenta il bignami del progressive metal. Moderno, passato, futuro, non importa! Questa è classe, quest’album è meglio di una nota bibita energetica perché continua a farti volare ascolto dopo ascolto. Un equilibrio perfetto tra i Fates Warning più moderni del terzo millennio e i capolavori di metà carriera. Per me uno dei tre primi posti della classifica 2016 è già assegnato.

Tracklist:
1. From The Rooftops
2. Seven Stars
3. SOS
4. The Light And Shade Of Things
5. White Flag
6. Like Stars Our Eyes Have Seen
7. The Ghosts Of Home
8. Theories Of Flight

Bonus Tracks:
1. Firefly
2. Seven Stars
3. Another Perfect Day
4. Pray Your Gods (Toad the Wet Sprocket cover)
5. Adela (Joaquin Rodrigo)
6. Rain (Uriah Heep cover)

Line-Up:
Ray Alder – voce
Jim Matheos – chitarre
Joey Vera – basso
Bobby Jarzombek -batteria

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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