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CULT OF PARTHENOPE BLACK METAL FEST 2017 – Il report del festival @ CrAsh, Pozzuoli (Na) – 04.11.2017

A pochi giorni da quello che è considerato il capodanno esoterico, una caccia selvaggia di anime oscure ha invaso la solare Pozzuoli: otto bands in nera foggia hanno assorbito le radiazioni luminose avvicendandosi sul palco della seconda edizione del Cult Of Parthenope Black Metal Fest, per un totale di più di sei ore di musica. Le varie sfaccettature del black metal hanno tutte avuto la loro voce rappresentativa, dal progetto parallelo dei blackster Sanguis Solaris, Orchestra Esteh, che ha aperto il passo alle tenebre con il suo ritualistic noise, passando per il Black-Death dei Voltumna, l’Extreme/Ritual Metal dei Darkend fino al black/trash degli headliners Ad Hominem. Le sfumature di nero non sono state cinquanta come il famigerato libro, ma le otto presenti alla serata ben hanno saputo rappresentare lo spirito che anima l’organizzazione del Cult of Parthenope, un gruppo di ragazzi che veramente hanno a cuore la scena metal estrema italiana.

“Il Cult of Parthenope si è dimostrato, già al suo secondo anno di vita, un festival maturo e organizzato nei minimi dettagli. È il segno che le cose stanno cambiando in Campania, giacché nessuno di noi ha mai preso parte ad eventi del genere nella nostra regione. Oltre alla professionalità e precisione dell’organizzazione, un occhio di riguardo lo merita la scelta delle band: tra le più interessanti del nostro panorama nazionale. Abbiamo condiviso il palco con immenso piacere. Mai suonato a un evento così preciso a livello di orari e per tutto il resto.”
Oudeis – Pàrodos

“Musicalmente la serata si è basata sul black con cadenza italiana, anche con gruppi che parlano di antichi popoli. Ogni band ha le sue particolarità, chi punta sulla velocità, chi sulle tastiere e chi su temi veramente tetri.”
Zilath Meklhum – Voltumna

È la proposta tutta particolare degli Orchestra Esteh ad aprire le danze:

“L’Orchestra Esteh ha dato il giusto inizio alla serata creando l’atmosfera rituale richiesta.”
Zilath Meklhum – Voltumna

“Aprire il Cult of Parthenope Black Metal Fest ha avuto un valore fortemente simbolico per me. Già l’anno scorso, ero tra il pubblico incredulo su quanta gente si fosse mossa per un genere così controverso qual è il black metal. Con ogni evidenza, gli organizzatori hanno fatto un lungo e duro lavoro che ha dato ottimi frutti, e confido vadano avanti. Al sud, a Napoli, c’è un forte senso identitario che giace sopito, quindi ben venga se viene ridestato dalla musica estrema. Può far bene, se usato criticamente. Salire sul palco con Orchestra Esteh, una voce fuori dal coro essendo un progetto di musica rituale, insieme ai miei compagni dei Sanguis Solaris (coi quali suono black metal), è stato singolare. Abbiamo tormentato Parthenope, anima delle nostre radici, archetipo della nostra città, e la sua risposta è stata un canto malinconico fino a un’eruzione di urla… In effetti, è ciò che facciamo ogni giorno – tormentare il mondo – ma non siamo più capaci di sentire la sua reazione; e allora abbiamo dato voce alla nostra Sirena, aprendo un cancello energetico per il Fest, affinché Parthenope continuasse a cantare e urlare, continuasse a farsi sentire dalla sua gente!”
Vincenzo Notaro – Orchestra Esteh

“Questo Cult of Parthenope è stato come un battesimo del fuoco per me, sotto vari aspetti. Prima volta nell’organizzazione, prima volta sul palco (con Orchestra Esteh, in apertura alla serata). Le responsabilità non erano poche. Dovevamo replicare il successo della scorsa edizione, la prima, in cui Giulian e Wolf si erano fatti letteralmente in quattro per portare a termine il tutto da soli, oltretutto salendo entrambi sul palco come artisti. Quello che c’è di diverso con il Cult of Pathenope, rispetto a quanto mai realizzato in Campania come serate singole o mini-festival è la versatilità, il coraggio e la caparbietà degli organizzatori. Non avremmo mai mollato (e di difficoltà ne abbiamo incontrate eccome). Sono molto soddisfatta, ho visto tantissime nuove leve, oltre alle facce conosciute, divertirsi e godersi un festival metal come non succedeva da decenni nella nostra regione. Quest’anno il bill è stato davvero incredibile, abbiamo racchiuso il meglio della scena italiana, ripercorrendo tutta la penisola. Sono più che orgogliosa di fare parte e di essere in qualche modo artefice del cambiamento della scena metal in Campania. La fiamma si è riaccesa e per il prossimo Cult Of Parthenope aspettatevi grandi cose. Non ci fermeremo qui!”
Laura Costabile – Organizzazione del COP / Orchestra Esteh

“In apertura di serata gli Orchestra Esteh, progetto molto interessante e dal gusto ambient e ritual, hanno introdotto il festival in modo trascendentale.”
Serj Lundgren – Shadowthrone

I Gotland sono stati la seconda band ad omaggiare Parthenope con la sua presenza, portando un po’ di vento gelido da quel di Torino: il loro nome è quello di un’ isola del mar baltico (chiamata la “Capri del nord” per rimanere in tema partenopeo) da cui i capi Goti partirono alla volta del suolo italico. Il black metal proposto è molto potente e, insieme alla loro immagine molto curata ha destato subito l’attenzione del pubblico presente, ancora esiguo ma molto ricettivo. Davvero bella e trascinante la cover di “Call From The Grave” dei Bathory, forte anche del featuring di Zilath Meklhum dei Voltumna.

“Per noi Gotland è stato fantastico suonare per la prima volta a Napoli al Cult Of Parthenope Black Metal Fest! Questo evento è la dimostrazione che con impegno, dedizione e qualità, il pubblico risponde e non preferisce il divano. Per noi è stato un onore farne parte e festeggiare qui i dieci anni di attività della band. La presenza di tutti gli altri gruppi ha contribuito a creare una atmosfera unica, ognuno con la propria caratteristica sfumatura di black metal (chi più classico, chi più sinfonico, chi più sperimentale, ecc…). Menzione speciale di sicuro per i nostri amici Voltumna, che abbiamo letteralmente visto crescere e che sono arrivati a livelli altissimi!  L’organizzazione è stata davvero perfetta, gli orari sono stati fatti rispettare alla lettera, cosa fondamentale perché un evento del genere con tante band riesca alla perfezione. I fonici hanno fatto un lavoro fenomenale ed è stato molto facile lavorare con loro. Di sicuro il Cult Of Parthenope è già riuscito dove tanti festival avevano fallito e ha tutte le carte in regola per crescere ancora e diventare un punto di riferimento per gli amanti del metal estremo nel Sud Italia”
“I Gotland, band che avevo già ascoltato live, non hanno deluso le mie aspettative, anzi li ho trovati molto più impetuosi, sia nelle composizioni che nel sound e nella resa live.”
Serj Lundgren – Shadowthrone

“I Gotland fanno spesso questo genere di duetti, mi è già capitato di farlo con loro ma con un loro pezzo, sono un gruppo molto attivo nella scena musicale anche perché organizzano vari festival. È sempre un piacere avere a che fare con loro. La cover è stata scelta perché i Bathory sono stati uno dei gruppi  fondamentali per la loro formazione. È una cosa che andrebbe fatta più spesso per dimostrare alle male lingue che nell’underground italiano c’è  ancora coesione fra i gruppi.”
Zilath Meklhum – Voltumna

Il Folk-Black Italico dei Gotland lascia presto il palco al symphonic black metal degli Shadowtrone, la “nuova” band di Steph dei Theatres des Vampires. Accompagnato da musicisti muniti di tecnica e peli in abbondanza, salgono sul palco con padronanza dei loro mezzi e, come in ogni loro performance, il pubblico rimane incantato a vederli suonare, riconoscendone la qualità  e la forza.

“Il Cult Of Parthenope è stato senza dubbio una bellissima occasione per conoscere il panorama musicale Napoletano e ritrovare anche band e amici conosciuti in altre occasioni ed eventi. Il festival è stato organizzato in modo assolutamente impeccabile e senza lasciare nulla al caso e la scelta delle band ha soddisfatto senza dubbio le varie sfaccettature della scena black. La macchina organizzativa messa in moto dal poliedrico Giulian e, ovviamente, dallo staff del COP è stata eccellente, non ci sono stati problemi tecnici e gli orari sono stati rispettati in modo fiscale e preciso. Tutto ciò ha reso facile e non caotico ogni cambio palco, grazie ad Alberto e Giampiero che ne facilitavano la gestione. Per quanto riguarda la parte fonica abbiamo potuto contare su professionisti preparati e soprattutto specializzati nel genere metal e black metal, in particolare ci tengo a ringraziare il nostro fonico Riccardo Studer, che ci segue anche nelle altre nostre date. In sintesi ottime band e un festival ben organizzato che mi fa essere molto soddisfatto per la scena italiana e del sud in particolare! Il festival sta crescendo, per il prossimo anno prevedo che ci saranno probabilmente più di una band internazionale, ma spero che ci sia sempre spazio per le realtà underground italiane, che sono di altissima valenza artistica.”
Serj Lundgren – Shadowthrone

“Una menzione particolare, a mio parere, meritano i Darkend e gli Shadowthrone. Per entrambi era la prima volta a Napoli e, per me, la prima volta che riuscivo a vederli live (finalmente!)”
Laura Costabile – Organizzazione del COP/Orchestra Esteh

Con i Pàrodos si cambia leggermente registro: niente face painting, uno sguardo al cascadian d’oltreoceano e uno all’avanguardia europea, la band campana ha proposto un set articolato e sopraffino fatto di cambi repentini e di atmosfera antica. La Progressive Avantgarde Black Metal band salernitana ha incantato tutti gli astanti con la qualità tecnica della sua proposta.

“I Pàrodos sono state una delle band che mi ha più colpito e proponevano un Black metal contaminato dal progressive e con inserti di parti melodiche a mio avviso eccezionali.”
Serj Lundgren – Shadowthrone

“Al di là della stima e dell’amicizia che mi lega a Giuliano, Marco, Gianpiero, Laura e Alberto, è stato un piacere e un onore prendere parte ad un evento come il Cult of Parthenope Black Metal Fest, che fin dalla prima edizione dell’anno scorso aveva fatto intuire la voglia e l’ambizione di chi aveva concepito questa idea. Lo staff e l’organizzazione sono stati semplicemente impeccabili. Le band, tutte, mi hanno colpito per la grande voglia e per lo spirito che hanno manifestato sul palco, coinvolgendo il pubblico e dimostrando di sentirsi perfettamente a loro agio, con grande professionalità e una capacità di coinvolgere il pubblico certamente non comune, tenendo quantomai alto il vessilo del black (e di quello italiano, in particolare). Un evento che sicuramente non dimenticherò, e che ricorderò con orgoglio e soddisfazione”
Hybris – Pàrodos

“I Párodos hanno un posto particolare nel mio cuore: sono parte della mia famiglia ormai, i miei pupilli, per i quali non posso che predire un futuro ricco di soddisfazioni e successi.”
Laura Costabile- Organizzazione del COP / Orchestra Esteh

Il buio è sceso, la luna piena è alta e arriva il momento dei Voltumna. I quattro etruschi si presentano sul palco avvolti nei loro pastrani neri per raccontarci storie della loro terra antica e oscura, riprendendo il discorso più ”italico” lasciato in sospeso dai Gotland a inizio concerti. Il loro sound sospeso tra il Death e il Black, con chiari riferimenti a Dissection e Behemoth, è potente e oscuro quanto basta a scatenare il pogo sotto al palco. Fino a quel momento il pubblico se ne era stato lì a guardare e fare su e giù con la testolina senza mai esagerare: quella che in gergo si dice “attitudine” non è roba da tutti, ma in questo caso non manca e chi ha la fortuna di assistere a un concerto dei Voltumna se ne accorge.

“Finalmente si torna a suonare al sud, a noi Etruschi tanto caro! Fin da subito l’accoglienza da parte di tutto lo staff è stata ottima e così è continuata per tutto lo svolgersi del festival. Ci siamo ritrovati insieme con tante band composte da amici ed è stato fantastico poter condividere di nuovo il palco con tutti loro. La scelta del bill è stata molto accurata e non è una cosa da sottovalutare: il livello delle band credo sia stato molto alto quest’anno, probabilmente si allargherà il prossimo anno con più headliner. Un buon impianto ha permesso al pubblico partenopeo di scatenarsi: vedervi cosi da sopra è stata una grandiosa esperienza, ho apprezzato tantissimo il fatto che il pubblico conoscesse i brani importanti dei nostri precedenti album, fatto che ci ricorda del seguito che stiamo riscontrando in Italia e soprattutto al sud: vedere (sentire) cantare le nostre canzoni non ha prezzo. Visto l’impegno di tutti e la qualità organizzativa sarà sicuramente uno degli eventi di punta nel panorama nazionale nei prossimi anni, lo auguro vivamente. È filato tutto liscio, nessun tipo di ritardo e nessun intoppo tecnico, veramente una serata fortunata. Un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno permesso e voluto la presenza dei Voltumna in questo splendido evento, aspettando di tornare in Campania al più presto.”
Haruspex – Voltumna

“Avevo già ascoltato i Voltumna (e suoneremo con loro al release party di ‘Dodecapoli’). Al COP hanno proposto brani dal nuovo lavoro. Il loro sound estremo e parti tra il Death e il Black, fa di loro veramente una grande band che, come è giusto che sia, si sta facendo spazio anche nel panorama internazionale.”
Serj Lundgren – Shadowthrone

Giocano in casa i Gort: brutti, sporchi e cattivi come una raw black metal band che si rispetti, festeggiano doppiamente sul palco i loro quindici anni di attività e l’uscita del loro ‘A Morte Ad Mortem’ (recensito qui dal nostro Alberto Biffi) nel festival di cui Wolf è anche organizzatore.

“Riguardo all’esibizione della mia band, che dire?Penso che abbiamo offerto un’esibizione verace e d’impatto, così come dovrebbe essere un live black metal. Ci sono stati degli errori d’esecuzione da parte mia ma non m’importa. Non faccio prog e non sto registrando un disco!Stavo facendo un live black metal!Niente in contrario alle cose più complesse ma non rientrano nelle corde dei Gort. Tieni presente che io e il fido E. Ingvar siamo nella scena da quasi 25 anni, anno più anno meno. Siamo cresciuti vivendo in pieno l’esplosione del genere e il nuovo EP, che abbiamo presentato al festival, è una testimonianza lampante del nostro amore per quegli anni. Per noi poi era un’occasione speciale, poiché celebravamo i 15 anni di esistenza della band. E ti assicuro che arrivare a questo traguardo, a Napoli, non è cosa da poco. Per questo sono più che soddisfatto della nostra esibizione. E sono certo che anche il pubblico abbia apprezzato e ricorderà a lungo il nostro live.”
Wolf – Gort

“Pre headliner i napoletani Gort, hanno suonato un black metal vecchio stampo di scuola Mayhem degli inizi con vaghe contaminazioni thrash.”
Serj Lundgren – Shadowthrone

“I Gort, band di Marco Wolf Lauro, amico di vecchia data, quasi 8 anni di amicizia, ora co-organizzatore del festival, ci hanno portato indietro al Black Metal degli albori”
Laura Costabile – Organizzazione del COP / Orchestra Esteh

Arriva  il momento dei Darkend e l’atmosfera si fa esoterica. L’armamentario c’è tutto: candele, picche in ferro battuto, altare, teschi e mantelli neri. Come non rimanere affascinati da tutto ciò? Riff pregevoli e assoli perfetti sostengono la performance del frontman Animae, catalizzatore di tutta l’attenzione, che dirige questo “rituale” in musica.

“Con i Darkend abbiamo avuto il piacere di condividere delle date italiane degli Absu. Eccezionali come sempre la loro proposta rituale lascia sempre il pubblico a bocca aperta, perfette le melodie di chitarre, brutali batteria e basso e voce impeccabile per il cantante Animae”
Serj Lundgren – Shadowthrone

“Per quanto ci riguarda le performance più interessanti della serata sono state quelle di Orchestra Esteh e di Darkend per l’impatto live, l’atmosfera, la professionalità e la proposta interessantissima.”
Oudeis – Pàrodos

“La performance dei Darkend mi è piaciuta in particolare, ho potuto apprezzarli più volte ma mi lascia sempre qualcosa di volta in volta, il lavoro svolto anche sugli arrangiamenti di tastiere è superbo.”
Haruspex – Voltumna

“Mi è già capitato di fare un paio di date con i Darkend e posso dire che sono persone veramente divertenti e simpatiche, ma sul palco si trasformano in mostri che creano spavento sia per bravura sia per ĺ’impatto scenico.”
Zilath Meklhum – Voltumna

“La nostra prima calata Campana non poteva avvenire in modo migliore: il Cult Of Parthenope è un evento benedetto da uno spirito puro e bruciante, caratterizzato da un’organizzazione impeccabile e, soprattutto, mossa da profonda passione ed entusiasmo. E’ stato un onore Darkend scambiare così intensi flussi di energia con tutti i presenti: il vostro è un pubblico fiero, affamato e davvero coinvolto nel condividere ogni fiamma provienente dagli abissi dello Spirito. Inoltre, incontrare i nostri fratelli Shadowthrone e Voltumnia è sempre un piacere. Ringraziamo dal profondo Giulian/Scuorn e tutto il suo team, nella consapevolezza che quello da loro creato è un Tempio dalle solide basi destinato a crescere e a resistere all’erosione delle sabbie del tempo. Ci rivedremo presto, senza alcun dubbio.”
Animae – Darkend

Headliner gli Ad Hominem, progetto del poli-strumentista marsigliese Kaiser accompagnato in sede live da tre session. Diretti verso l’obiettivo come macchine da guerra, come si scriverebbe in una recensione di serie B, i nostri non lasciano prigionieri; potenti e decisi nel riffing, impeccabili e marziali nei cambi di tempo.

“Imponenti gli Ad Hominem, grande sound e poderosa performance live per loro.”
Serj Lundgren – Shadowthrone

“Ovviamente è superfluo specificare che con gli Ad Hominem la terra ha iniziato a tremare. Performance impeccabile e brutale.”
Laura Costabile – Orchestra Esteh
“Con gli Ad Hominem mi è capitato di risuonare molti anni fa e tornare a farlo dopo il percorso di crescita fatto con i Voltumna mi ha portato a riflettere su quanto abbiamo fatto e a quanto ancora c’è da fare.”
Zilath Meklhum – Voltumna

“Ottima accoglienza e grande professionalità dell’organizzazione. Un ringraziamento allo staff e al pubblico Partenopeo che ha partecipato con passione!” 
Milite AK – Ad Hominem

“In veste di organizzatore, devo dire che, nonostante tutti i problemi avuti (anche veri e propri tentativi di boicottaggi), sono più che soddisfatto di questa edizione. Abbiamo scelto un headliner scomodo e di questo eravamo consapevoli. Ciononostante, la riuscita del festival è la dimostrazione di come si possa parlare di black metal anche in un contesto come Napoli, città tagliata fuori dai grandi circuiti sia per la sua posizione geografica sia per una certa refrattarietà del pubblico verso il metal e verso il black in particolare e ancor più verso quello più tradizionale (le bands che si dedicano a questo tipo di black, che puoi definire raw, true o come ti pare, sono veramente poche). La maggior parte dei festival organizzati qui si sono sempre fatti con 3/4 bands e sempre di genere variegato. L’anno scorso io e Giulian abbiamo deciso di provare a fare qualcosa di diverso. Se c’è stata una seconda edizione, significa che l’esperimento è andato bene…”
Wolf – Gort

Come ogni cosa bella, anche questa serata deve finire. La luna piena di novembre che brilla nel firmamento, ha illuminato l’edizione 2017 del Cult Of Partenope rivelandone le molte luci e le poche ombre. In attesa della prossima edizione ( che a quanto si anticipa sarà di livello ancora superiore) lasciamo le ultime parole a  Giulian Latte, General manager della Cult Of Parthenope Agency e mastermind del festival:

“Il COP BMF 2017 è stato un vero successo, sia a livello organizzativo che di pubblico. Tutto è andato secondo i programmi e le bands hanno regalato delle performance davvero di alto livello. Io e gli altri organizzatori del team Cult Of Parthenope, Marco Lauro, Alberto Brandi, Gianpiero Sica e Laura Costabile, abbiamo lavorato mesi e mesi su ogni singolo dettaglio, affrontando innumerevoli difficoltà ed andando sempre avanti per la nostra strada pur di mantenere una proposta di Metal estremo a Napoli. I sacrifici e le energie riposte in questo progetto ci stanno dando ragione, e Napoli sta rispondendo alla grande supportandoci sempre con calore e partecipazione. Il veder arrivare persone anche dal resto d’Italia o dall’estero, ad esempio due ragazzi da Malta, ci rende davvero orgogliosi e vogliosi di rendere la prossima edizione ancora più indimenticabile. Ringrazio Ad Hominem, Gort, Darkend, Voltumna, Pàrodos, Shadowthrone, Gotland ed Orchestra Esteh, musicisti eccezionali che a mio modo di vedere rappresentano alcune tra le migliori realtà del panorama Black Metal, e tutto il nostro staff. Dal punto di vista organizzativo tutto ha funzionato nel modo giusto senza alcun intoppo, e sia le band che il pubblico ne sono rimasti contenti. Ci siamo trovati benissimo al Crash di Pozzuoli, una location che in passato ha ospitato gente come Dissection, Watin, Rotting Christ, Forgotten Tomb e Fleshgod Apocalypse, quindi siamo intenzionati a riconfermarla per l’edizione 2018, che sarà ancora più particolare quindi mi raccomando, follow the Cult …”
Giulian Latte – organizzatore del COP

Testo e foto di Mara Cappelletto


Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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