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SONS OF APOLLO – ‘Psychotic Symphony’

Prima di iniziare a parlare di questo disco, dividiamoci in due gruppi. Da questa parte, tutti quelli che hanno avuto un doppio tuffo carpiato al cuore quando hanno letto i nomi di Mike Portnoy e Derek Sherinian di nuovo insieme a sbizzarrirsi sullo stesso disco. Da quell’altra parte, tutti quelli che hanno esultato pensando che quei due nomi, accompagnati dal monumentale Billy Sheehan al basso e dall’estro vintage rock di Bumblefoot, avrebbero tirato fuori il meglio della loro vena heavy e hard rock. Mi rendo conto che nel terzo gruppo, quello in cui si fanno i salti di gioia ad ogni apparizione del nome di Jeff Scott Soto, non siamo mai tanti quanti dovremmo essere. Ora tutti insieme, in grande sincerità, diciamoci quanto questi nomi uniti alla martellante pubblicità arrivata da tutte le direzioni, abbiano portato le aspettative alle stelle. Ed è giusto così, perché un gruppo simile sulla carta è imbattibile e sempre in nome della totale sincerità, diciamoci anche subito che un disco brutto non potevano farlo, neanche impegnandosi seriamente. Ma è un disco stratosferico così come ci si poteva aspettare? Al primo ascolto mi sono esaltata come una ragazzina, al quinto continuavo a notare sempre gli stessi passaggi, al decimo ho iniziato a tirare le somme: un album ottimo, ma di quell’eccellenza che si pregustava non c’è traccia. Ma andiamo con ordine: gli undici minuti iniziali di ‘God of the Sun’ sono una scelta spavalda, ma se non sono sicuri di sé i Sons Of Apollo, chi altro può esserlo? Ed infatti il pezzo in apertura è di quel livello altissimo che tutti ci aspettavamo, tanto che sembra subito confermata l’idea di trovarsi davanti ad uno dei dischi top dell’anno. I singoli sono efficacissimi, forti, trascinanti, con la tecnica sopraffina di Sherinian sparsa ovunque senza risparmiarsi. ‘Signs Of The Time’ è un pezzo da manuale, dove la matrice prog si trascina dietro un’attitudine hard rock in una vera e propria fusione nucleare. ‘Labyrinth’ ha bisogno di tempo e di ascolti per crescere, ‘Alive’ è uno zuccherino per Soto, che dimostra ancora una volta che razza di versatilità riesca a sfoggiare con disinvoltura. Ma è forse la conclusiva ‘Opus Maximus’ che riassume i sentimenti contrastanti che aleggiano su questo disco: prog, ma non troppo; heavy, ma non troppo; soluzioni raffinatissime intervalalte dai tocchi crudi di Thal. Troverete un pizzico di tutto e tutto fatto molto bene, ma agli amanti del prog mancherà un soffio per avere un album eccellente e agli amanti dell’hard rock mancherà un po’ di immediatezza. ‘Psychotic Symphony’ ci dice tutto subito, si fa amare a prima vista, ma ci lascia il dubbio se col passare del tempo, continuerà a farsi apprezzare con lo stesso entusiasmo.

Tracklist:
01. God of the Sun
02. Coming Home
03. Signs of the Time
04. Labyrinth
05. Alive
06. Lost in Oblivion
07. Figaro’s Whore
08. Divine Addiction
09. Opus Maximus

Line-up:
Jeff Scott Soto – voce
Ron “Bumblefoot” Thal – chitarra
Derek Sherinian – tastiere
Billy Sheehan – basso
Mike Portnoy – batteria

Editor's Rating

Fabiana Spinelli

Fabiana Spinelli

Classe 1983, iniziata dai Metallica, stregata dagli Helloween ed infettata dai Mercyful Fate. Una passione per tutta la musica rock e metal, dal thrash al death, dal progressive all'AOR, portatrice sana di power metal. Sono cresciuta collezionando le care vecchie riviste musicali, vivo per la musica live, incollata alle transenne dei concerti di mezzo mondo. Ho collaborato per tanti anni con Heavy Worlds, speaker radiofonica per Radiogas.it con la mia trasmissione 'Sick Things', dove unisco l'amore per la musica a quello per la letteratura e il cinema horror.

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