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VOLTUMNA – ‘Dodecapoli’

La strada intrapresa dai Voltumna non è delle più facili e nemmeno delle più sicure ma, nonostante la giovanissima età dei componenti del gruppo nonché del progetto stesso (sono attivi dal 2009 circa), li sta rendendo un nome di punta del black/death metal nazionale. Partiti da tradizione con un semplice EP auto-prodotto  (‘Chimera’ uscito nel 2011) supportato da alcuni live nei locali della provincia, i viterbesi si sono fatti largo nel saturo panorama attraverso una proposta sempre più curata e attenta ai particolari, sporcando quel black metal basilare fatto di blast beats iperveloci con alcuni stop ’n’ go dalle tinte thrash e death che ricordano i mai troppo compianti Dissection o quel metalcore al cui ascolto sicuramente i quattro hanno dedicato gran parte della loro adolescenza. ‘Dodecapoli’ presenta diverse novità nello stile della band: l’inserimento dei controcanti femminili di Anna Menicheschi, di strumenti antichi della tradizione italica a cura della band folk Tursen, nonché la partecipazione di Cristiano Borchi degli Stormlord su ‘Vessels Of Rasna’; elementi che, uniti al consueto lavoro certosino di registrazione e mixing di Emiliano Natali nei suoi Fear No One Studios e alla bellissima copertina di Marcelo Vasco (che abbiamo già visto all’opera sulle cover art di Slayer, Kreator, Machine Head, Soulfly, Borknagar), formano gli ingredienti giusti per quello che potrebbe lanciare definitivamente la band della Tuscia nell’olimpo del black-death internazionale. ‘Dodecapoli’ è formato da dodici brani, uno per ognuna delle dodici città-stato che componevano la Lega Etrusca, una potente alleanza di carattere economico, religioso e militare. Ad aprire le porte è ‘The Lion, The Goat, The Serpent’ in cui lo scream felino di Zilath Meklhum prende subito il comando, accompagnandoci nel cammino che ci porterà alla scoperta delle dodici città cadute l’una dopo l’atra, non senza combattere, sotto il governo di Roma. Se la componente ritmica alla Behemoth è estremamente coesa e solida, l’atmosfera rimane ancorata alla scuola black norvegese con qualche strizzata d’occhio alla Svezia di Jon Nödtveidt o dei Necrophobic: il decumano nordico si incastra perpendicolarmente con il cardo centro europeo creando un sound di presa sicura, supportato da un’esecuzione passionale e impeccabile. L’album scorre senza intoppi con momenti veramente evocativi come il breve rituale di ‘Fanum Voltumnae’ seguito dalla sfuriata di ‘Lars Porsenna’ o la potente ‘Vessels Of Rasna’. Il finale col botto è affidato all’imponenza di ‘The Path To Our Twilight’, il cui incedere marziale e potente viene purtroppo ammosciato dall’apparizione fugace di un coro in stile Lacuna Coil che con il resto della canzone c’entra poco o niente. Ascolto dopo ascolto, ‘Dodecapoli’ cattura sempre più l’attenzione rivelando via via nuove sfaccettature e oscuri passaggi sonori. I  Voltumna crescono bene e affrontano senza timore un percorso difficile che, con qualche aggiustamento qua e là, li condurrà alla maturità artistica e musicale.

Tracklist:
01. The Lion, The Goat, The Serpent – Arezzo
02. Itinere Inferi – Cerveteri
03. Reading The Flames – Vulci
04. In Principium Tarquinii – Tarquinia
05. Criterion Of The Groma – Roselle
06. Fanum Voltumnae
07. Lars Porsenna – Chiusi
08. Perdidit Veii – Veio
09. Cyclopean Walls – Vetulonia
10. War Of Supremacy – Perugia
11. Vessels Of Rasna – Populonia
12. The Path To Our Twilight – Volterra

Line-up:
Zilath Meklhum – voce
Haruspex – chitarra
Fulgurator – basso
Augur Veii – batteria

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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