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KADAVAR – ‘Rough Times’

“È ovvio che la gente provi a metterti in una scatola, ma il nostro lavoro è quello di creare un nostro cassetto ed etichettarlo KADAVAR” con queste parole i Kadavar commentano l’uscita del loro nuovo lavoro. ‘Rough Times’ non è solo il loro quarto album, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. È sempre stato piuttosto riduttivo confinare la band tedesca sotto la categoria stoner rock: hanno fatto certamente parte del genere con l’album di debutto omonimo e il successivo ‘Abra Kadavar’, ma poi sono riusciti – a differenza di tante band stoner/retro rock –  a dare una svolta più autentica al loro sound con ‘Berlin’. Con ‘Rough Times’ andiamo incontro ad un cambiamento ulteriore, quasi come se questo nuovo album fosse il fratello minore un po’ pestifero di ‘Berlin’, quello che viene sempre rincorso con la cucchiarella di legno dalla mamma. Non ci sono introduzioni né avvertenze: il fuzz delle prime tre tracce ci colpisce dritti dritti con due dita nei bulbi oculari, specialmente ‘Into The Wormhole’ (qualcuno ha forse detto Electric Wizard?). ‘Die Baby Die’ strizza l’occhio al garage rock e ai riff dei Danava e intanto torniamo un po’ verso quei suoni ai quali ci hanno ampiamente abituati su ‘Berlin’ (‘Vampires’, ‘Words Of Evil’, ‘The Lost Child’). ‘Tribulation Nation’ ha insapettatamente un sapore psichedelico che riporta alla mente gli Hawkwind. In coda alla tracklist (subito prima della outro ‘A L’Ombre Du Temps’) c’è la canzone più anomala del disco, ‘You Found The Best In Me’: una semi-ballad che fonde temi southern rock (la realizzazione di quanto sia importante la persona amata quando ci si trova a chilometri e chilometri di distanza) e la malinconia confortante dei brani beatlesiani firmati Harrison. Sicuramente un disco della maturità per una band che ha capito ed è anche in grado di dimostrare molto bene quanto sia importante al giorno d’oggi essere liberi da strutture e preconcetti per poter creare un vero e proprio “marchio” con il proprio sound piuttosto che passivamente conformarsi agli stilemi triti e ritriti dettati da certi generi musicali.

Tracklist:
01. Rough Times
02. Into The Wormehole
03. Skeleton Blues
04. Die Baby Die
05. Vampires
06. Tribulation Nation
07. Words Of Evil
08. The Lost Child
09. You Found The Best in Me
10. A L’Ombre Du Temps

Line-up:
Christoph ‘Lupus’ Lindemann – voce e chitarre
Christoph ‘Tiger’ Bartelt – batteria
Simon ‘Dragon’ Bouteloup – basso

Editor's Rating

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con Rock Hard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

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