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ALFAHANNE – Ready to Alfapokalypse!

Cosa unisce Europe, ABBA, The Cardigans, Ace of Base e Roxette? Provengono tutti dalla Svezia, patria di Ikea, delle renne e della musica da classifica. Per non parlare poi dell’eminenza grigia dietro a Backstreet Boys, Britney Spears, ’N Sync, Katy Perry, Kelly Clarkson, P!nk, Maroon 5, Taylor Swift, The Weeknd Max Martin (al secolo Martin Karl Sandberg), nato nella periferia di Stoccolma. E la musica degli Alfahanne che c’entra con il pop? È tutta una questione di essere capaci di maneggiare l’amo, il gancio, con il quale si cattura l’ascoltatore e lo si trascina dentro alla canzone, la chiave di ogni pezzo di successo: i quattro di Eskilstuna sembrano essere dei pescatori provetti. Non usano l’inglese gli Alfahanne (come fecero molti musicisti svedesi d’esportazione prima di loro) ma la possibilità che si facciano largo tra le proposte musicali internazionali è reale, proprio grazie alla loro capacità di creare melodie che ti entrano nel cervello per non uscirne mai più. Nonostante lo stile indefinibile, la loro musica è fresca e accattivante: è proprio nella sua libertà da etichette e forme prestabilite che trova la sua peculiarità. Abbiamo parlato del passato, del presente e del futuro con Fredrik Sööberg, chitarrista della band, fresca del contratto con la Indie Recordings per cui è uscito ‘Det Nya Svarta’ (qui, la nostra recensione).
Benvenuto! Prima di tutto, potresti spiegare ai nostri lettori cosa significa Alfahanne e perché avete scelto questo moniker?
“(Fredrik ) Ciao, e grazie a voi per l’interesse nei nostri confronti! Volevamo un nome che uscisse dall’ordinario, che provocasse e che allo stesso tempo fosse in sintonia con la nostra musica. Si traduce come “ maschio alfa”, il leader del branco, quello che sta davanti a tutti, proprio come volevamo fosse la nostra musica. Allo stesso tempo volevamo “conquistare” nuovi terre con la nostra musica, così abbiamo preso posizione, pronti per combattere e difendere il territorio.”

Alfahanne1PhotobyJornVeberg

Dicci qualcosa sui vostri primi due album, ‘Alfapokalipse’ e ‘Blod Eld ALfa’…
“Abbiamo cercato di svilupparci e crescere con ogni nostro album, cercando il modo di fare sempre del nostro meglio. I primi due album hanno sempre il marchio degli Afahanne ma con le dovute differenze: il primo era più punk mentre il secondo più dark. C’è stata una crescita tra l’uno e l’altro e allo stesso modo ci siamo evoluti ancora con ‘Det Nya Svarta’.”

Gli Alfahanne attirarono la mia attenzione per via delle guest star che hanno partecipato a questi primi due album come Niklas Kvarforth (Shining), V’gandr (Helheim), Hoest (Taake), Erlend Hjelvik (Kvelertak), Nattfursth (Sorhin), and Spellgoth (Horna, Turmion Kätilöt). Anche nel nuovo album ci sono degli ospiti del calibro di David Lindh dei Soot & Flood su ‘Avgrundsgravitation’, Dolk dei Kampfar su ‘Satans verser’ e Sanrabb dei Gehenna su ‘Dödsmaskin’. C’è una ragione dietro alla scelta di questi nomi?
“Non invitiamo mai un ospite tanto per farlo. Tutti quelli che hai nominato sono artisti che in un modo o nell’altro avrebbero potuto contribuire alla nostra musica aggiungendo un tocco extra ad una determinata canzone. Sono artisti che, propio come noi Alfahanne, fanno qualcosa di unico e speciale e questo ci ha reso orgogliosi e felici di averli con noi. A volte è l’ospite a scegliere la canzone… altre è la canzone stessa a scegliere ospite!”

Sebbene il black metal faccia parte della vostra base musicale, gli Alfahanne non sono affatto black metal. Vi definite come “rock alfapocalittico”. Puoi dirmi cosa significa? Come descriveresti la musica degli Alfahanne?
“Siamo semplicemente… Alfahanne! Non abbiamo mai avuto bisogno di etichettarci in alcun modo, abbiamo voluto fin dall’inizio essere liberi di scrivere la musica che volevamo senza sentirci chiusi in una scatola. Affondiamo le nostre radici in molti generi e il black metal è uno di questi, ma quello che vogliamo è semplicemente fare buona musica, senza costrizioni. Vogliamo fare una musica che prima di tutto piaccia ascoltare a noi stessi, poi la gente può chiamarla come meglio crede, non ce ne può fregare di meno!”

‘Det Nya Svarta’: perché questo titolo? Cosa è questo nuovo nero, il new black, secondo voi?
“Il concetto del “nuovo nero” è nato dal nostro bisogno di più rock, di più pericolo, di più oscurità nella musica di oggi. La musica ha perso tutta la sua oscurità e la sua pericolosità, molti artisti usano una determinata immagine o un certo genere per essere cool, noi invece vogliamo essere differenti, quindi siamo tornati indietro fino alle nostre radici scavando a fondo nel rock delle nostre origini e trovando un posto marcio e oscuro. Trovare questa dimensione ha messo il nuovo album sotto una nuova luce…o una nuova oscurità”

Descriveresti l’atmosfera di ‘Det nya Svarta’ come oscura allora…?
“E’ il nostro album più cupo, e probabilmente il più variegato fino ad oggi. Ne siamo veramente orgogliosi perché è uscito proprio come lo volevamo. Adesso la nuova sfida sarà spingersi oltre e vedere dove ci porterà il quarto album.”

Come avete scelto i singoli?
“Abbiamo scelto ‘Avgrundsgravitation’ come secondo singolo, ad esempio, perché era molto catchy e ha un’oscurità e un’atmosfera che ci piace molto. Ne abbiamo fatto anche un lyric video. E’ una canzone perfetta per venire passata in radio e quindi raggiungere un numero maggiore di persone. Il terzo singolo è stato ‘Satans Verser’, con la partecipazione di Dolk, mentre il primo in assoluto è stato ‘Stigmata’. Ovviamente quello che vogliamo è farci ascoltare da un pubblico sempre più vasto e variegato, quindi la scelta è ricaduta su questa canzone.”

Alfahanne2PhotobyJornVeberg

Mi ha sorpreso molto il pezzo ‘Mitt Mörker är Mörkare än Ditt’ con la sua atmosfera cupa e inquietante combinata a un groove molto blues. Cosa puoi raccontarmi di questa canzone?
“È l’esempio perfetto di come ci piace sperimentare con tutti i tipi di musica e con varie influenze per trovare quell’anima tetra che vogliamo abbiano i nostri pezzi. Non c’è bisogno di essere distorti al massimo o veloci o Metal per essere pesanti, anzi è proprio il contrario. Personalmente penso che la musica più pesante sia da cercare in generi lontani anni luce dal metal. ‘Mitt Mörker är Mörkare än Ditt’ è il frutto della completa collaborazione tra noi quattro ed è venuta fuori naturalmente.”

Penso che nel vostro sound ci sia molto degli anni ’80, a partire dall’uso del reverbero e del delay. Ci sono band o stili musicali di quel periodo che influenzano il vostro modo di fare musica?
“Siamo in fissa con il synth pop degli anni ottanta, tipo Ultravox e Alphaville…e i Cure ovviamente. Sono degli esempi di musica Dark che possiedono quel non so che difficile trovare nelle band moderne”

Cosa ascolti in questo periodo? Ci sono delle band che pensi che il mondo debba assolutamente conoscere?
“Dipende dallo stato d’animo del giorno, passo dal Black Metal al Pop ma soprattutto roba vecchia, adesso come adesso non riesco a farmi uscire un nome in particolare. O meglio… tutto il mondo dovrebbe conoscere gli Alfahanne, ovviamente! Ahahah…”

I vostri testi sono in svedese, personalmente sono dell’idea che la musica possa parlare per se stessa e dare all’ascoltatore l’idea del sentimento che cercate di esprimere nonostante non si capisca una parola. Per esigenze di mercato, cantereste in inglese?
“Ne dubito, ma con gli Alfahanne mai dire mai! È Peher a scrivere i testi, quindi lui saprebbe risponderti meglio. Comunque, è la nostra lingua madre, quindi per noi è più facile esprimere concetti ed emozioni nel nostro idioma”

Allora, già che ci siamo, potresti dirmi di cosa parla ‘Indiehora’, la mia canzone preferita degli Alfahanne?
“È una vecchia canzone, mi ha pure stufato un po’, ahahah! Parla del fatto che molti vendono se stessi utilizzando un’immagine che non è la loro. Sai, tanti stanno lì e affermano di fare qualcosa di unico, di appartenere a una scena unica quando invece sono solo delle copie sbiadite. Per essere veri e fare qualcosa di unico bisogna stare in prima linea e combattere per le proprie idee!”

DI cosa parlano le canzoni degli Alfahanne? Cosa vi stimola a creare?
“Siamo ispirati dalla società attorno a noi… o meglio dal lato oscuro e dalla stupidità umana.”

C’è un personaggio che ti ispira personalmente?
“Mi stimolano molto i miei compagni di band, suonare con loro è una fonte inesauribile di ispirazione! Credo comunque che vada cercata dentro noi stessi, l’ispirazione, perché è li che si trova.”

Alfahanne5PhotobyJornVeberg

Non vedo l’ora di vedervi dal vivo. Che piani avete in ambito live?
“Quest’estate abbiamo suonato in un paio di festival veramente fighi. Purtroppo per il resto dell’anno non abbiamo ancora pianificato nulla, ma desideriamo suonare il più possibile dal vivo quindi stiamo lavorando al fine di trovare sempre nuove date. Per comprendere a fondo lo spirito degli Alfahanne dovresti vederci dal vivo!”

Non potrei essere più d’accordo! Spero di vedervi presto in Italia…
“Sarebbe grandioso poter suonare in Italia!”

Ti ringrazio per aver risposto alle mie domande, se vuoi puoi salutare i tuoi fan italiani presenti e futuri…
“Grazie a te per l’interesse verso di noi! A chi ci conosce e chi ancora no, voglio solo dire di comprare il nostro nuovo album e che verremo a suonare il più presto possibile. I nostri fan sono molto importanti per noi, è grazie a loro che siamo quello che siamo. Spero di vederti presto ad uno dei nostri show!”

Lo spero anche io Frederik! A presto!
“Con gli Alfahanne non c’è via d’uscita, ormai sei nella trappola! Ahahah!”

Discografia:
Alfapokalips (2014)
Blod Eld Alfa (2015)
Det Nya Svarta (2017)

Line-up:
Pehr Skjoldhammer – voce, chitarra
Fredrik Sööberg – chitarra
Jimmy Wiberg – basso
Niklas Åström – batteria

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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