Loud Reports

METAL FOR EMERGENCY 2017 – Il report del festival @ Filagosto, Filago (Bg) – 05.07.2017

Con o senza l’approvazione dell’immancabile comitato anti festival (paese che vai comitato che trovi) che ogni volta si prodiga per impedire lo svolgimento di certe iniziative rumorose e di dubbia moralità, gli organizzatori del Metal For Emergency ci regalano una tredicesima edizione del Festival col botto.

Cambiano formula e ubicazione (un giorno anziché due, Filago anziché Cenate) ma non cambia il risultato finale: un successo e un pienone di pubblico che ma avrei immaginato. Conta sicuramente anche il fatto che l’ingresso, come da tradizione, sia gratuito ma questo da solo non può spiegare l’enorme affluenza sin dall’apertura dei cancelli, anche considerando che la temperatura è di 38 gradi, percepiti (almeno per quanto mi riguarda) 1000/1500. C’è anche da dire che il cartellone non era, anche rispetto alle scorse edizioni, particolarmente d’impatto eppure la festa c’è stata e che festa! Belle le bancarelle di vinili e cd, belle quelle di abbigliamento e di gadgets; originale l’idea di Tommaso che ha ideato in maniera professionalissima un gioco di carte (readytorock.it) che non ho potuto fare a meno di comperare. Curioso e divertente anche assistere, e volendo, partecipare, ai combattimenti con spade soft e protezioni organizzati dall’antica scuola d’arme Achille Marozzo. E, fondamentale, ottime le birre, artigianali e non, e buona l’offerta gastronomica, il tutto a prezzi assolutamente equi. Tantissimo lo spazio a disposizione ma tantissima anche la gente, per questo si sono create non poche code e ‘ingorghi’ alle casse, probabilmente non preparate ad un’affluenza così massiccia.
Tocca ai bergamaschi Norsemen aprire le ostilità. Suonano un viking metal con influenze black/death ispirato, a partire dal nome, alla tradizione e alla mitologia nordica. Li sento per la prima volta e mi fanno una buona impressione: pezzi robusti e quadrati e buon cantante, growl, con una forte personalità. Per riempire un po’ il suono non ci starebbe male una seconda chitarra o una tastiera ma già così fanno la loro bella figura.  Fa un caldo bestia ma la gente sotto il palco horns up, non manca. Buoni i suoni e ottima acustica che si manterrà tale durante tutte le esibizioni. Cambio radicale di genere e di atmosfere con i piemontesi Sound Storm, fautori di un ottimo prog/power/symphonic metal molto tecnico ed elaborato. Hanno tre album all’attivo e una notevole esperienza live che, effettivamente traspare dalla naturalezza e dall’affiatamento che dimostrano sul palco. Precisi, tecnici entrambi i chitarristi e davvero bravo e carismatico Fabio Privitera con una voce potentissima e fuori dal comune. Fasciato in un vestito di scena simil barocco (velluto?) suda abbondantemente ma tiene botta e la butta sul ridere. Intensa e colorata  l’interpretazione della lunga ‘The Dragonfly’ dal loro ultimo album “Vertigo”. Si torna sui campi di battaglia con il folk metal dei Furor Gallico. Monzesi, fieri delle proprie origini e appassionati della cultura e della tradizione celtica, si presentano sul palco col viso dipinto di blu, il colore della battaglia. Anche loro compatti e molto affiatati tra loro danno proprio l’idea di sentirsi una piccola tribù dove ognuno ha un suo compito ben preciso dal quale dipende il successo della ‘comunità’. Davide, capotribù, dirige con orgoglio e autorevolezza, esprimendosi alla grande sia nei pezzi cantati in inglese (‘The Song Of The Earth’) che in quelli di lingua madre (la splendida ‘La Notte dei Cento Fuochi’), alternando con ottimi risultati growl e voce pulita. Meno rumoroso ma fondamentale il lavoro di Becky all’arpa celtica e di Laura (ex membro del gruppo e oggi gradita ospite) al violino: brave! E finalmente si vede anche del sano pogo. Ottimo show, personalmente li avrei fatti salire di un gradino in scaletta…
Altro cambio di genere e si passa dal folk metal al cabaret metal dei Nanowar Of Steel. Li avevo già visti dal vivo e mi avevano divertito non poco: purtroppo però il loro umorismo demenziale volutamente becero e volgarotto, alla lunga stufa un po’. Evidentemente non la pensa così la folla delirante sotto il palco sempre pronta a sganasciarsi per le battute del “poetico” frontman Potowotominimak (con tanto di costume da barbagianni) o per le evoluzioni chitarristiche di Abdul o dell’altra voce Baffo, in parrucca turchina e minigonna rosa. Immancabili i classici ‘Feudalesimo e Libertà’, ‘Odino and Valhalla’ la demenziale filastrocca ‘To Kill The Dragon You Need The Sword” cantata a gran voce da una platea in estasi. E non può certo mancare l’inno degli inni ‘Giorgio Mastrota’.
Ok, fatte quattro risate con i Nanowar, giunge finalmente il momento degli headliner, veri maestri del folk Metal e a mio avviso la band migliore e attualmente più rappresentativa del genere, gli Eluveitie. Concettualmente vale lo stesso discorso fatto per i Furor Gallico, ma elevato all’ennesima potenza, ovvero una band che sembra una ‘comunità’ unita e compatta, una potente macchina ben oliata dove ogni ingranaggio fa in modo che tutto funzioni alla perfezione. Nove elementi che sul palco si muovono all’unisono dando vita ad una avventura musicale piena di potenza e sentimento. Caratteristico e tra gli elementi tipici della band, l’alternanza tra le parti aggressive cantate dal rude Glanzmann e quelle più leggiadre ed oniriche della bravissima e rossa Fabienne Erni che oltre a cantare si dedica all’arpa celtica e alla mandola. Semplice e sobria ma suggestiva la scenografia: fumo e un buon impianto luci che produce sciabolate di rosso, giallo, blu, verde. Glazmann, è costantemente al centro del palco e dell’attenzione sia quando canto sia quando suona il mandolino o il whistle. Ottima la setlist: oltre ai classici dii sempre come ‘The Call Of The Mountains’, ‘Tegernakô’, ‘Helvetios’, suonano due brani ‘Epona’ e ‘Grannos’ che faranno parte di “Evocation II:Pantheon” di prossima pubblicazione. Pubblico davvero numerosissimo, appassionato e partecipe al cento per cento. Band che che durante tutta la serata non si è mai risparmiata e un plauso al solito grande Glanzman, fondamentalmente introverso, che si è confermato un leader dal grande carisma e dalla grande comunicativa. La conclusione, da brividi, è affidata alla splendida ‘Inis Mona’. Emozionante. Grande concerto, grande giornata, attendiamo la quattordicesima edizione, comitati permettendo…

Foto di Marco ‘Mac’ Brambilla


Cesare 'Metalshow' Macchi

Cesare 'Metalshow' Macchi

Da piccolo assieme a Mal e Rita Pavone ascoltavo Suzi Quatro e T.Rex.
Il giorno che scoprii i Deep Purple abbandonai Mal e poco dopo, grazie ai Led Zeppelin, dimenticai anche Rita Pavone. AC/DC e Iron Maiden mi hanno poi dato il colpo di grazia. Amo la scena rock/metal spagnola che seguo da anni e mi appassiona la fotografia.

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