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VANDROYA – Il nemico che non ti aspetti

Entusiasmo, passione e talento! I Vandroya dimostrano anche in occasione della loro seconda release di averne in abbondanza! Roman Owar si è fatto raccontare tutto sulla nascita di ‘Beyond Human Mind’ dalla cantante paulista Daísa Munhoz. I Vandroya arrivano al traguardo del secondo album a quattro anni di distanza dalla pubblicazione di ‘One’. Un periodo piuttosto lungo che non sembra aver fiaccato la passione di questi giovani brasiliani.
(Daisa Munhoz) Abbiamo lavorato molto per la preparazione di ‘One’ e dopo la sua pubblicazione ci siamo presi un momento di pausa. Nel frattempo ci sono stati anche dei problemi di natura finanziaria che hanno rallentato la band, per cui il nuovo album non è stato l’obiettivo principale dei Vandroya per lungo tempo. Quando abbiamo sentito che era il momento giusto, ci siamo rimessi a scrivere in un modo molto naturale, senza pressioni di alcun tipo. Consideriamo il nuovo album come una continuazione naturale di ‘One’ che è stato apprezzato ovunque anche grazie al supporto della nostra casa discografica Inner Wound Recordings che ha fatto e sta facendo veramente tanto per i Vandroya a livello di promozione. A questo punto siamo noi a sperare che ‘Beyond The Human Mind’ possa, a sua volta, ottenere l’apprezzamento dei nostri fan e ci permetta di ottenerne dei nuovi.”

vandroya band web

Avete avuto l’occasione per presentare i brani di ‘One’ ai vostri fan brasiliani?
Nonostante quello che si può credere non è affatto facile suonare spesso dal vivo in Brasile. La crisi economica impedisce che il rapporto tra promoter e band possa essere del livello desiderato dai fan per cui ci troviamo in un periodo di crisi, specialmente per il metal e specialmente per i gruppi che non possono avere alle loro spalle una smisurata massa di fan. Il dato positivo, almeno per i Vandroya, è che il nostro primo album è andato sold out in Brasile. Ovviamente non contiamo sulla distribuzione di Iron Maiden o Metallica, ma si tratta di un aspetto che ci ha fatto veramente piacere.”

Mi pare di capire che l’Europa sia ancora molto lontana.
In questo momento considero un tour europeo come l’obiettivo più grande da quando frequento il mondo della musica. Purtroppo ci sono tanti fattori da considerare, per cui direi che al momento si tratta di un sogno, piuttosto che di un obiettivo, ma saremo pronti a cogliere l’occasione nel modo migliore quando si materializzerà.”

Hai citato il lungo periodo trascorso tra la pubblicazione di ‘One’ e del vostro secondo album. Per quale ragione i vostri fan hanno dovuto attendere quattro anni?
Quando si avvia il processo di creazione di un nuovo album, ci sono veramente tanti aspetti da curare e non sempre è possibile risolvere tutto in breve tempo, specialmente quando si ha a propria disposizione un budget limitato. In realtà i nostri piani prevedevano la pubblicazione dell’album nei primi mesi del 2016, ma Marco Lambert, il nostro principale compositore, è stato a lungo impegnato nella creazione del proprio studio che dovevamo utilizzare per le registrazioni dell’album. I tempi di realizzazione non hanno rispettato le previsioni per cui abbiamo iniziato a registrare più tardi del previsto. Purtroppo, una volta completate le registrazioni delle parti strumentali, ho avuto dei problemi di salute che mi hanno costretto a iniziare il mio lavoro solo a giugno. Dopo tre mesi di stop obbligato il mio feeling con i testi che avevo creato non era più lo stesso e ho deciso di riscrivere nuovamente quasi tutto anche perché volevo migliorare la coesione tra i vari testi. La mia malattia ha recitato un ruolo importante nel contenuto dell’album perché i testi attuali sono molto più profondi.”

Questa parte della storia mi incuriosisce, per cui credo sia obbligato chiederti cosa possiamo trovare oltre la mente umana.
Ho deciso di cambiare i testi che erano già stati composti quando il nostro batterista Otávio mi inviò una poesia che aveva scritto e che trattava della trascendenza. Il contenuto mi colpì al punto di spingermi a scrivere questi nuovi testi che andavano alla ricerca della nostra vera natura di esseri umani. Seguendo questa ispirazione ho descritto un ipotetico viaggio interiore, spinto dal risveglio della coscienza e dalla ricerca dell’io, senza voler in alcun modo prendere posizioni di carattere religioso, ma con la finalità di dare una possibile risposta alla più frequente delle domande: cosa ci sto a fare su questa terra? Qual è lo scopo della mia vita? Si tratta di domande molto comuni che ci poniamo tutti. Il punto di partenza è lo stesso che tanti di noi hanno sperimentato in certi periodo della nostra vita, quindi depressione, paure, ricerca della salvezza. Poi, attraverso l’illusione ci costruiamo una realtà che ci permette di vivere meglio la nostra vita.”

Qual è la risposta finale? C’è un punto di arrivo del viaggio che hai descritto?
No perché ognuno deve vivere la propria vita con le proprie esperienze. Io mi sono limitata a descrivere un possibile scenario e degli eventi a esso collegati, ma ogni persona vive le proprie esperienze in modo diverso e quindi i possibili viaggi ci possono portare ovunque. La cosa importante, ed è il motivo per cui ho scelto di basare i testi su questi temi, è essere consapevoli che ci potrebbe essere un disegno dietro alle vicende della nostra vita e per avere delle risposte è necessario farsi delle domande! C’è una canzone che rappresenta il punto centrale ed è la ballad ‘If I Forgive Myself’ perché tutti arriviamo ad un punto in cui dobbiamo perdonarci per qualcosa che abbiamo fatto ed è necessario dimenticare tutto il passato per concentrarci solo sul futuro. Vedi, la mente umana ci gioca brutti scherzi e noi dovremmo essere in grado di andare oltre. La mente ci dice che siamo amati o odiati, che siamo diversi gli uni dagli altri o che siamo tutti uguali, che esistono confini e nazioni, ma tutto ciò può essere solo una nostra impressione o un modo di ragionare che ci è stato imposto. Dobbiamo compiere un passo in avanti verso la spiritualità per capire la vera natura delle cose, possibilmente facendo tacere la mente e aprendo il cuore.”

All’interno dei Vandroya sembra regnare la pace più assoluta perché la vostra line-up non è mai cambiata. Quanto è importante poter avere al proprio fianco sempre le stesse persone?
Mi ritengo fortunata per non aver mai dovuto vivere l’incubo dei cambiamenti di formazione. Ogni volta che qualcuno lascia una band bisogna ricominciare da capo e anche se hai la fortuna di trovare una persona valida, bisogna ricostruire equilibri nella speranza che i rapporti non si deteriorino nuovamente. Da questo punto di vista i Vandroya si trovano in un’ottima situazione, anche perché ogni cambiamento può riguardare anche la direzione artistica della band mentre noi stiamo seguendo la nostra linea.”

Scorrendo i nomi dei membri della band mi verrebbe da pensare a una band italiana. I tuoi compagni sanno parlare italiano?
Non credo. Anch’io ho del sangue italiano nelle vene perché la famiglia di mia madre ha origini italiane, ma non so parlare la tua lingua. In realtà molte persone di origine italiana sono venute a vivere nella zona di São Paulo, al punto che alcune parole di uso comune sono proprio di origine italiana, come caspita, bello, ciao e tante altre.”

Ricordo che al momento di scrivere la recensione del vostro primo album avevo sottolineato due principali influenze, ovvero una componente power di classica matrice ottantiana e un importante tocco progressive metal. Ti pare un modo valido per descrivere la vostra musica?
Due tra le mie band preferite sono proprio gli Helloween e i Symphony X, per cui posso affermare che questa descrizione mi piace, specialmente per quanto riguarda gli Helloween.”

Immagino che quindi parteciperai al concerto del Pumpkins United World Tour che gli Helloween terranno a São Paulo a fine ottobre?
So che sembrerà assurdo, ma proprio in quel periodo sarò impegnata in una serie di concerti con un’altra band di cui faccio parte. Ho atteso per tanti anni il momento di rivedere quella formazione sul palco e me lo perderò. Ma non posso farci nulla.”

munoz

Quando avete iniziato a scrivere la musica per ‘Beyond Human Mind’ avevate già una specifica idea in merito alla direzione musicale che avreste voluto intraprendere o l’ispirazione è venuta fuori in modo spontaneo?
Non abbiamo mai pensato al modo in cui l’album avrebbe dovuto suonare. Abbiamo le nostre fonti di ispirazione, ma quando arrivano le idee cerchiamo di metterle giù nel modo migliore. Se ci pensi la mente è come uno strumento e dobbiamo lasciarla suonare. Io mi occupo delle melodie vocali in un momento successivo alla creazione delle armonie che normalmente sono composte da Marco.”

Dall’ascolto di ‘Beyond The Human Mind’ emergono due nuovi elementi nel vostro sound che sono un maggiore uso della melodia e una riduzione dell’influenza progressive.
Può darsi che tu abbia ragione, ma non si tratta di aspetti decisi a tavolino. La musica è venuta fuori in questo modo, ci è piaciuta e l’abbiamo registrata. Non c’è mai stata da parte nostra una decisione di diventare più melodici o meno progressive.”

L’uso maggiore della melodia è anche confermato dalla scelta di inserire nell’album due ballad. Avete cercato di scrivere la nuova ‘Why Should We Say Goodbye’?
C’è una storia che devo raccontare. La prima canzone su cui abbiamo iniziato a lavorare è stata ‘Last Breath’, ma non sapevamo come portarla avanti perché eravamo arrivati a un punto morto. Ho insistito moltissimo affinché trovassimo un modo per sistemare gli aspetti che non andavano perché la sento molto vicina al mio cuore e i testi sono totalmente autobiografici. Per me è una canzone d’amore, piuttosto che una ballad mentre ‘If I Forgive Myself’ è in un certo senso la risposta a ‘Why Should We Say Goodbye’ e non è per nulla una canzone d’amore”.

Il successo e la fama toccano prevalentemente le cantanti che suonano in band gotiche e sinfoniche. Ti piacerebbe cambiare genere musicale e dedicarti a quelle sonorità?
Non ho particolari preclusioni a toccare generi musicali diversi da quello dei Vandroya, ma non certamente il gotico o il sinfonico perché non fanno parte del mio background e poi non saprei come usare la mia voce. Un giorno forse pubblicherò le canzoni che ho scritto interamente da sola e che non si adattano alla musica dei Vandroya, ma sarà un mio progetto solista e non la creazione di una nuova band. Si tratta di una miscela di rock classico e blues, insomma qualcosa che nasce con una forte ispirazione dei Led Zeppelin che sono in assoluto il mio gruppo preferito.”

Ci sono delle cantanti della scena metal e non metal che apprezzi particolarmente?
Penso sempre a Doro perché lei ha un talento smisurato e un approccio così spontaneo che non può non essere apprezzato. Un’altra cantante che mi piace moltissimo è Magali Luyten che ha una voce veramente incredibile. Se ci allontaniamo un po’ dagli orizzonti della musica metal, il mio idolo in assoluto è Janis Joplin che per me è una continua ispirazione.”

So che nel passato sei stata coinvolta nel ‘All Star Brazilian Project’ Soulspell. Ci sono novità all’orizzonte?
Quest’anno dovrebbe uscire il nuovo album e presto saranno pubblicati due video in cui ci sarà anche la partecipazione di Fabio Lione. Lui parla molto bene il portoghese per la sua militanza negli Angra.”

Gli Angra sono probabilmente la band brasiliana più famosa, almeno in ambito classico. Hanno rappresentato in qualche modo una fonte di ispirazione per i Vandroya che sotto certi punti di vista non suonano un genere troppo diverso?
Se parliamo della prima incarnazione della band con André Matos e mi riferisco in modo particolare ad ‘Angels Cry’ la risposta è sicuramente positiva. Credo che nel nostro primo album l’influenza fosse più percepibile per l’uso di certe ritmiche tribali.”

Potresti raccomandarci il nome di qualche giovane gruppo brasiliano?
Ci sono veramente tantissime band nel nostro paese. La scena underground è molto sviluppata. Ti potrei raccomandare sicuramente gli Hibria che provengono dalla parte meridionale del Brasile e i Sameblant, un gruppo di metal sinfonico di Paraná e poi un gruppo Thrash interamente composto da ragazze, le Nervosa.”

Quali sono i progetti per il futuro?
Innanzitutto voglio sottolineare che siamo tutti molto contenti per aver potuto pubblicare il nostro secondo album. Ci rendiamo conto di essere fortunati per avere realizzato questo sogno e non vogliamo montarci la testa. Possiamo fare dei programmi a breve scadenza e quindi vogliamo concentrarci specialmente sull’attività dal vivo qui in Brasile.”

Discografia:
Within Shadows EP (2013)
One (2013)
Beyond The Human Mind (2017)

Line-up:
Daísa Munhoz – voce
Marco Lambert – chitarra
Gee Perlati – basso
Otávio Nuñez – batteria
Rodolfo Pagotto – chitarra

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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