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THE DOOMSDAY KINGDOM – Heavy Metal Therapy

La musica può avere funzioni terapeutiche? Non è per forza un’idea rivoluzionaria, ma il debutto dei THE DOOMSDAY KINGDOM potrebbe esserne l’ennesima prova. Non solo si tratta dell’ennesima creatura vincente partorita da quel genio musicale che risponde al nome di Leif Edling, ma è anche il modo in cui il bassista svedese ha provato a sconfiggere i suoi demoni. Dal punto di vista musicale con grande successo (qui la nostra recensione del debutto), ma anche dal punto di vista personale pare che le cose si stiano mettendo meglio, dopo un periodo recente di grande difficoltà personale…

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Leif, come è nato il progetto The Doomsday Kingdom?
“L’idea del disco nasce dalla frustrazione della situazione coi Candlemass. Avevamo deciso che non ci sarebbe stato nessun nuovo disco, ma io sono un tipo creativo, senza scrivere musica non so stare. E volevo ricominciare a fare qualcosa di heavy, diverso da quanto avevo fatto recentemente. I Krux erano più progressivi con tanto di tastiere, gli Avatarium suonano hard rock anni Settanta, dovevo creare per forza qualcosa di nuovo. Poi, nel 2013 ho iniziato a stare male, e tutto è diventato più difficile. Ci ho messo tre anni a scrivere il disco, ma sono orgoglioso di ogni nota che ho scritto.”

Il tuo metodo di lavoro non è cambiato, anche se il progetto ha preso la forma di una vera band…
“Mi sono occupato di tutto io, dalla musica ai testi. In questo senso, The Doomsday Kingdom è nato come un mio progetto, assolutamente solista. Ed è nato dalla voglia di rifare musica heavy metal. Stavo male, le cose sono andate per le lunghe, i musicisti che ho trovato mi hanno aiutato a realizzare il progetto che avevo in mente. E per questo possiamo parlare di una vera e propria band ora. Tanto che non vedo l’ora di tornare a suonare dal vivo, cosa che succederà tra un mese al Roadburn olandese. Non posso esagerare, devo concentrare le mie forze ed evitare lo stress: i medici mi hanno dato il permesso di suonare 6/8 concerti quest’anno, ma se tutto va bene il prossimo anno saranno molti di più. E non vedo l’ora, davvero.”

Da quanto tempo non sali su un palco?
“Il mio ultimo concerto è stato nella primavera del 2014, 3 anni fa. E’ qualcosa che mi manca molto, ammetto. Ma non posso rischiare, devo seguire quello che dicono i medici che mi seguono.”

Posso chiederti come stai ora? Possiamo dire che il peggio è passato?
“Sto migliorando Non sono ancora al 100 per cento, ma gli stessi medici parlano di 85/90 per cento. E’ stata una cosa lunga, che mi ha accompagnato per tre anni e mezzo. Stavo male, non riuscivo più a fare nulla di quello che prima mi piaceva. Ora, tra un mese dovrei smettere con gli antidepressivi, sempre sotto controllo medico. Sono ottimista, ma non è stato facile e non sono ancora fuori del tutto.”

Ti ha aiutato la musica ad affrontare questo passaggio complicato della tua vita?
“Certo, la musica ha avuto un ruolo importante in questo mio ritorno. Pensa che non potevo fare praticamente nulla, niente TV e niente PC, niente telefono e nulla che mi potesse causare stress. Dovevo rilassarmi, o provare a farlo. E lo facevo ascoltando e scrivendo musica. La mia chitarra acustica mi ha sempre accompagnato in questi anni, e non ci sono dubbi che la musica mi abbia aiutato tanto a uscire. E’ una terapia si dice, e nel mio caso è stato esattamente così. Dovevo evitare ogni forma di stress e affaticamento, e al tempo stesso trovare cose che mi rilassassero. E il filo conduttore di tutto è stata la musica. Ora non sono ancora del tutto a posto, ma le cose vanno decisamente meglio. E’ primavera, il disco sta per uscire, presto lo promuoveremo dal vivo… Non potrei essere più ottimista ora.”

Dal punto di vista musicale, i The Doomsday Kingdom appaiono più legati al classico heavy metal…
“Voleva essere un disco heavy metal, un omaggio alle prime band della scena. A gruppi e artisti come Ozzy e  Dio, ma anche Accept, Anvil, la NWOBHM, le prime band americane… E’ una cosa diversa da quanto abbia fatto finora. I Krux erano più atmosferici e progressivi, i Candlemass sono più doom… I The Doomsday Kingdom sono un tributo alla mia passione storica per l’heavy metal e alle band che l’hanno alimentata. Nulla più, ma anche nulla meno…”

Ero molto curioso di sentire l’abbinata tra la tua musica e la voce di Niklas Stalvind. Ma anche il contributo degli altri musicisti che ti accompagnano non mi pare per nulla trascurabile…
“Conosco Niklas da tempo, anche se non in profondità. Ci siamo spesso incontrati backstage, in occasione di festival, oppure in qualche club a Stoccolma. Mi piace il suo stile, davvero inconfondibile, e sapevo che si sarebbe sposato alla perfezione con i miei pezzi. E così è stato, la sua voce sembra tagliata su misura per i The Doomsday Kingdom, ed il lavoro che ha fatto è stato eccezionale. Come del resto il contributo di Marcus Jidell e di Habo Johansson. I pezzi sono miei, ma ognuno di loro ha dato il meglio per completarli in modo efficace. Mi sembrava di essere tornato ai tempi di Ozzy, con Rhandy Rhoads e Jake E. Lee che lasciavano la loro traccia su ogni singola nota dei suoi dischi. Ecco, io ero Ozzy, e i musicisti che hanno lavorato con me valgono quelli che hanno suonato con lui.”

Marcus Jidell in particolare si conferma chitarrista eclettico e personale. Non a caso lavorate insieme anche negli Avatarium…
“Marcus è un grandissimo chitarrista, ha un gusto melodico eccezionale e un orecchio unico. Sa trovare le melodie giuste, che si tratti del rock degli Avatarium o del metal dei The Doomsday Kingdom. Ed è anche un ottimo produttore, altra cosa che ci ha aiutato non poco a completare il disco. Ha uno stile molto vario, può suonare come Jimi Hendrix o Leslie West, ma anche Randy Rhoads o Yngwie Malmsteen, senza essere per forza la copia di nessuno. Sul disco è stato incredibile: per ‘Silent Kingdom’ gli ho chiesto un assolo come quelli che Vivian Campbell faceva nei primi dischi con Dio, e l’ha fatto; su ‘A Spoonful Of Darkness’ ha piazzato un assolo che sembra davvero di Randy Rhoads…”

Anche se la matrice dei The Doomsday Kingdom è classicamente heavy metal, ci sono comunque richiami a sonorità progressive o psichedeliche…
“In realtà, tutto quello che senti arriva dal metal, in particolare dalle band dei primi anni Ottanta. Band inglesi o americane, non fa differenza. La NWOBHM è stata una grande influenza, ma non di certo l’unica. Alcuni pezzi si sono arricchiti in fase di lavorazione. ‘The Sceptre’ ha un inserto centrale di moog, che nella mia testa doveva essere una chitarra acustica. Ma l’abbiamo provato, ci stava bene, e ha dato al pezzo un’atmosfera più progressive… La stessa cosa è successa con ‘The God Particle’, dove invece puoi sentire una parte di mellotron. Ma la costante del disco è l’heavy metal, il puro e semplice heavy metal di una volta.”

Tu sei un grande amante del metal ottantiano. Ci sono band che consideri ancora sottovalutate oggi?
“Ora sinceramente no. C’è molto interesse rispetto alle band del passato, che vengono ristampate e a volte si riformano pure per suonare. Se ne avessimo parlato 5 o 10 anni fa, magari ti avrei detto i Manilla Road, che ai tempi venivano davvero trascurati. Ora invece le cose sono cambiate anche per loro, hanno ripubblicato i loro dischi e suonano molto più spesso dal vivo. La stessa cosa vale per i Pentagram, che sono stati a lungo dimenticati. Ora, quasi tutte le band di allora sono state riscoperte. Non saprei chi indicarti, mi piacerebbe vedere riformati i Neon Rose, una vecchia band svedese degli anni Ottanta. Quest’anno suoneremo coi Manilla Road e, in Germania, con i Cirith Ungol, un gruppo che ho sempre amato. Non vedo davvero l’ora che succeda.”

Ora che prevedi di tornare sul palco con i The Doomsday Kingdom, potremo anche rivederti in azione con le altre tue band?
“I Krux ormai non esistono più. Degli Avatarium non sono mai stato un membro ufficiale, anche se scrivo i pezzi per loro. Restano i Candlemass, e posso dirti che al prossimo Sweden Rock salirò sul palco con loro per un paio di canzoni. Per il resto, il mio 2017 sarà dedicato musicalmente ai The Doomsday Kingdom. Abbiamo già fissato alcune date, dal Roadburn in avanti. Suoneremo in Svezia con i Manilla Road e in Germania all’Hammer of Doom. Il disco deve ancora uscire, ma sono sicuro che arriveranno altre richieste. Solo, devo seguire le indicazioni dei medici, che vuol dire un massimo di 6/8 concerti per quest’anno. La musica mi fa bene, ma non devo esagerare per evitare di cadere di nuovo. Il prossimo anno andrà meglio, e avrò più spazio da dedicare alla musica, ma ora devo lasciarmi questo capitolo alle spalle.”

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Line-up:
Niklas Stålvind – voce
Marcus Jidell – chitarra
Leif Edling – basso
Andreas ‘Habo’ Johansson – batteria

Discografia:
Never Machine (EP, 2016)
The Doomsday Kingdom (2017)

 

 

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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