Loud Albums

MOSAIC – ‘Old Man’s Wyntar’

E’ dal 2006 che Inkantator Koura porta avanti il suo progetto Mosaic: nessun limite ai suoi pensieri, idee o visioni, una costruzione immaginifica basata su solide fondamenta black metal che sorreggono vari piani sovrapposti di ambient, neofolk, noise, punk, neue deutsche todeskunst, shoegaze, doom e qualsiasi altra cosa passi per la testa di IK. ‘Old Man’s Wyntar’ (versione estesa di un EP precedentemente pubblicato) è un capolavoro di ricerca e allo stesso tempo di stravolgimento dell’ambiente acustico naturale: la struttura complessa dei brani accompagna l’ascoltatore attraverso un paesaggio invernale, ricoperto di neve bianca che, nonostante il colore, non ha nulla di luminoso e pesa sulle spalle come un fardello di oscurità, feroce amarezza, malinconia e disperazione. Ascoltare questo album è come camminare su uno strato di ghiaccio sottile che separa il ruggiti in stile Dark Funeral da delicate melodie drammatiche e immaginifiche. Le atmosfere a tratti vorticose come folate di vento e a tratti immobili, spingono la mente ad avventurarsi oltre i confini della propria zona comfort e a immedesimarsi nel viandante che attraversa la landa gelata descritta magistralmente da IK. Sue infatti tutte le musiche, tutti testi ed è lui anche a suonare tutti gli strumenti, fatta eccezione per alcuni ospiti quali il duo neoclassico tedesco Nachtreich, Scorpios Androctonus (Crimson Moon, Ex-Melechesh), Erik Gärdefors (Grift), Leshiyas (Vivus Humare), Barth (Our Survival Depends On Us) e E.H. (Wolfhetan). Come una tempesta, ‘Old Man’s Wyntar’ finisce e scompare drammaticamente nel nulla, lasciando una terribile quiete dietro di se.

Tracklist:

Chapter I: Erweckunge & Winteren
01. Incipit: Geherre
02. Onset Of Wyntar
03. Im Winter

Chapter II: Zoubar & Tunkalheyt
04. Snowscape
05. White Gloom
06. Black Glimmer

Chapter III: Vröudenhüge & Rouchnaht
07. Silent World, Holy Awe
08. Vom Ersten Schnee
09. Silver Nights

Line up:
IK – tutti gli strumenti

 

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

Post precedente

GUINEA PIG – 'III'

Post successivo

BLACK PHANTOM - I dettagli del nuovo album 'Better Beware!'