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OVERKILL – Quando il thrash si fa epico

Colorito, carismatico, schietto, semplice. In una parola: UNICO! Il frontman Bobby Blitz ci porta a lezione di thrash raccontandoci i segreti del nuovissimo album di studio degli Overkill: ‘The Grinding Wheel’. Un disco thrash monumentale, dai tratti epici, ricco di spunti d’interesse ed influenze, uno dei migliori lavori di sempre pubblicati dagli inarrestabili thrashers del New Jersey. Un platter che non può assolutamente mancare nella discografia di chiunque voglia sventolare con orgoglio la bandiera dell’old school thrash metal.
Ciao Bobby, come va?
“(Bobby Blitz) Ciao Max! Questa è una delle ultime interviste della giornata, è stato un lungo, lungo giorno…”

Me lo immagino..
“Ho visto la tua foto su skype mentre fai headbanging (è la stessa che uso come avatar qui; ndA), ahahah!”

Qui non mi puoi vedere perchè non ho una webcam con me, ma entrambi preferiamo le donne e spero non sarai troppo offeso!
“Ahahah, no, non sono troppo offeso!”

Bobby, parto subito con il dire che forse questo è per me il migliore album che avete fatto dai tempi di ‘The Years Of Decay’ insieme ad ‘Ironbound’…
“Aspetta un secondo… Devo avere il trofeo… (Bobby fa una specie di verso ed imita un jingle di quelli che si usano nel momento di attribuzione di un Oscar e si lascia andare ad un’altra sonora risata; ndA) The Grinding Wheel è stato un disco molto divertente da fare: mentre lo stavamo componendo abbiamo sentito di avere qualcosa di speciale tra le mani, e nei nostri cuori.”

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Ho letto che, parlando dei tre precedenti album hai parlato di Padre, Figlio e Spirito Santo. Allora come chiamerai ‘The Grinding Wheel’?
“Penso che abbiamo portato avanti un po’ di quella trilogia con noi. Brani come ‘Our Finest Hour’ hanno molto di ‘Ironbound’, di ‘The Electric Age’ e ‘White Devil Armory’, ma in questo disco abbiamo mostrato in quasi tutti gli altri pezzi nuovi che non è tutto lì. Ci sono molti differenti elementi. Le nostre influenze sono molto più vaste. Nel sound degli Overkill c’è il groove, l’hardcore, c’è il punk rock, c’è il thrash, c’è il classic metal tradizionale, il rock’n’roll. Abbiamo cominciato ad usare tutte queste cose mentre i pezzi prendevano forma. Ne è venuto fuori un thrash metal album che va un po’ in tutte le direzioni. Ci abbiamo messo una grande energia. Sono stato davvero sorpreso quando D.D., Dave e gli altri mi hanno fatto sentire il nuovo materiale che avevano composto. C’era qualcosa che ricordava ‘The Years Of Decay’, ‘From The Underground And Below’, ‘Feel The Fire’, e altre cose, una grande base per un album che comunque suona come un disco del 2017. E’ venuto fuori che il vecchio è ancora nuovo, e penso che sia veramente una release speciale.”

Il grosso di ‘The Grinding Wheel’ suona davvero epico, dalla durata dei brani (è l’album di studio degli Overkill più lungo della loro discografia) agli arrangiamenti un po’ più complessi, ed il tutto scorre perfettamente con vocals memorabili ed un sacco di catchy licks di chitarra. C’è stato un piano prestabilito o è venuto tutto in modo così naturale?
“Sai, noi non forziamo mai le cose, io penso che la gente sappia di noi, che siamo “the real deal”, noi concepiamo il rock’n’roll, l’heavy metal, come “action versus reaction”. Quello che noi facciamo nei nostri brani è il frutto dei contributi dei membri della band, che sia Ron o Dave, o io stesso o D.D. Viene fuori tutto in modo naturale, non è mai un lavoro forzato. Quando guardi a qualcosa di hardcore come ‘Red, White And Blue’ e poi prendi qualcosa di così epico come ‘The Grinding Wheel’ o qualcosa di altrettanto epico ma opposto dal punto di vista musicale come ‘Mean, Green, Killing Machine’, beh questo è stato il risultato del nostro songwriting, davvero entusiasmante per noi.”

Gli Overkill non sono considerati una band eccessivamente tecnica ma in questa occasione avete composto pezzi come la opener, ‘Our Finest Hour’, ‘The Long Road’ e la titletrack che durano in media 6-7 minuti e che riescono a non annoiare grazie a tanti breaks, una sacco di parti musicali diverse, ottimi assoli. Questa è forse la vostra affermazione migliore dal punto di vista strumentale?
“E’ una bella domanda, non ci avevo pensato: credo che, dal punto di vista tecnico o della tecnica, una delle nostre più grandi armi sia essere in grado di poter suonare di tutto, dal rock à la AC-DC, anche del blues, fino al death metal più tecnico. Questi ragazzi continuano a dipingere colori diversi nelle canzoni e questo può apparire come tecnico. Non so se sia il nostro lavoro più tecnico anche se capisco dove vuoi andare a parare con la tua domanda ma ti dico che il mio più grande peccato è l’orgoglio, ed è l’orgoglio che mi ispira a fare altri dischi degli Overkill. Io voglio che gli Overkill siano rilevanti nell’era attuale. Questo album potrebbe essere il mio più grande orgoglio.”

Parlando di riferimento ai vostri vecchi lavori penso che questo possa essere forse il disco più avventuroso della vostra discografia, per me è un pochino come un ponte tra ‘The Years Of Decay’ ed ‘Ironbound’ con forti influenze di classic heavy metal, NWOBHM ed un pizzico di punk rock. Tu cosa ne pensi?
“Lo penso anch’io, stavamo dicendo di come le canzoni si siano sviluppate da sole, quando abbiamo visto il punk rock di ‘Goddamn Trouble’ e di ‘Let’s All Go To Hades’ ci siamo detti di spingerci avanti, ed è così che sono venuti fuori anche brani come ‘Come Heavy’ e ‘Mean, Green, Killing Machine’, che per contrasto colpiscono ancora di più. Abbiamo cercato di distinguere i brani l’uno dall’altro una volta sviluppati, Questa separazione è venuta anche dalla presentazione, pensa al groove di ‘Come Heavy’ per esempio. Concordo che il contrasto, questa separazione sia stato un elemento chiave.”

Un altro elemento davvero interessante di questo album sta nel fatto che evita sempre le ripetizioni non necessarie, con le canzoni che vanno spesso in direzioni diverse durante la seconda parte, dallo stacco con cantato quasi da crooner durante la opener alle vocals evocative durante la parte rallentata di ‘Shine On’, qual’è il tuo preferito di questi breaks?
“Probabilmente il breakdown durante ‘Shine On’: c’è qualcosa di particolare, da quando i ragazzi l’hanno presentata in studio, a tutte le fasi successive si è trasformata in qualcosa di davver speciale, aveva questo feeling sinistro, alla Black Sabbath..”

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Sfondi una porta aperta, sono la mia band preferita…
“Poi successivamente ho pensato che fosse come gettare una melodia dei Beatles in un brano degli Overkill, qualcosa del ‘White Album’. Ho pensato che fosse davvero unico, ed ha creato una distanza, una separazione tra le due parti del brano… amo veramente questi breaks e ‘Shine On’ è probabilmente il mio favorito.”

Sicuramente quel momento è uno degli highlights del disco.Visto che questo è stato un album particolarmente vasto e complesso per voi vorrei sapere a quale canzone spetti il titolo di song più “reworked” durante la session di songwriting prima di giungere alla versione finale di studio.
“Penso che sia stata sicuramente la titletrack. Molte delle idee originali vengono fuori così, ascolti dei demo, e ti viene in mente una melodia vocale. Ho cercato di sposarla con quello che D.D. aveva proposto ed è andata avanti così. E’ davvero come un matrimonio, deve vivere insieme per l’eternità. All’inizio, il mio approccio a the ‘Grinding Wheel’ è stato che non l’ho nemmeno capita, reputandola una sezione multipla di musica strumentale. Ho cominciato a lavorarci insieme alle prime canzoni scritte ma è stata anche l’ultima canzone che ho finito e penso che due giorni prima del mix io ne stessi ancora incidendo le vocals… da giugno a settembre, mi ci sono voluti quattro mesi interi di continuo lavoro su quel brano.”

Forse è il mio pezzo preferito dell’album, ha un’atmosfera fenomenale, il finale è stellare, con quell’enorme coro, le campane ed i riffs doom, come ci avete lavorato sopra e la farete dal vivo?
“Ti dirò come l’ho finita, ho ricevuto una tastiera da D.D. con le istruzioni su come cantare il chorus finale. Poi mi sono chiesto, cosa farò con questa canzone?  “La farò suonare al mio fottuto funerale, ecco cosa farò…” Ahahah!”

Spendido…
“Se la pensi così è davvero qualcosa di speciale, il finale epico, questo feeling minaccioso, sembra che ci sia qualcosa che sta camminando attraverso la porta di casa, e questo è diventato per me qualcosa di speciale. D.D. era veramente felice per il modo in cui stava venendo fuori. Poi ho preso una canzone molto thrashy composta per l’album, che poi è diventata ‘The Wheel’ (che precede nel disco ‘The Grinding Wheel’), e quando ne ho registrato le vocals con una buona melodia mi sono detto che c’era una conversazione tra queste due songs, un’altra separazione, un contrasto, ed infatti le ho collegate in un certo senso dal punto di vista lirico.”

Le tue vocals sul nuovo album sono eccellenti. Le tue caratteristiche vocals acute sono ancora lì ma questa volta hai fatto un gran lavoro, mescolandole con qualcosa di più melodico. Mentre alcuni dei classici vocalists della scena thrash hanno abbracciato il growl ed un cantato più estremo, come Chuck Billy: sembra che tu preferisca pagare tributo ai classici cantanti della scena heavy rock.
“Penso che sia un buon punto: sai, io mi considero ancora uno studente, non penso di aver finito d’imparare e penso che questo mi aiuti a migliorare il mio contributo agli Overkill, mi da il coraggio di provare qualcosa di nuovo, stiamo provando qualcosa di nuovo,forse a provare a fare più armonie vocali, forse a tornare a studiare una parte vocale di Bruce Dickinson, oppure una melodia di Phil Lynnott dei Thin Lizzy, e mi dico: “Wow, c’è della roba che posso ancora imparare dopo tutti questi anni…” Penso che la cosa mi dia il coraggio di dire: “Fuck it! Lo farò. Cosa ho da perdere? Sono solo un vecchio del New Jersey, chissenefrega!” Se pensi in quel modo può diventare pericoloso, e penso che essere pericoloso sia davvero molto positivo per l’approccio alle vocals. Penso anche che quando io sono soddisfatto, e penso che questo sia evidente, anche le altre persone possano esserlo. E’ una buona combinazione, fare la mia “patented stuff” e speziarla con un po’ di approccio classic heavy metal.”

Penso che questa line-up sia sempre stata killer dal vivo ma con gli ultimi quattro album avete costruito una striscia vincente ed uno dei fattori chiave penso sia l’amalgama tra la sezione ritmica composta da D.D. e Ron ed il guitar work di Dave e Derek. Dopo “Immortalis” il drumming di Ron è migliorato parecchio così come la produzione di tutti i vostri album, davvero notevole anche per ‘The Grinding Wheel’.
“Concordo, non so se sia una cosa che abbia a che fare con la band, noi capiamo l’energia, l’abbiamo sempre fatto, ma in passato a volte non abbiamo sempre azzeccato la presentazione. Tutto comincia con la batteria, sia dal vivo che in studio, e quando Ron arriva è come se ci desse la sveglia, lui ha il più alto livello di energia nella band, è fottutamente imbarazzante, ti fa sentire vecchio, ed io ero considerato quello che alzava il livello di energia, non questo “fucking young kid!”. Ron ha capito come funziona all’interno della band, comprende l’energia, con lui e D.D. abbiamo davvero una situazione batteria-basso ideale.”

Cosa è cambiato in questa decade che vi vede suonare e scrivere musica migliore che nella precedente?
“Penso che sia una scena salutare e noi siamo un buon riflesso di ciò che è la scena. Noi rappresentiamo la scena, se la scena va bene noi ovviamente ne gioviamo, ed ovviamente siamo fottutamente opportunisti. Noi capiamo l’opportunità, veniamo dal grande stato del New Jersey che ha avuto da sempre tanti immigrati irlandesi ed italiani (D.D. all’anagrafe fa Carlo Verni..). Noi capiamo l’opportunità, è una cosa che viene dai miei avi, dai miei genitori, comprendiamo l’occasione ed il fatto che vada presa al volo. Una buona scena è una cosa che vediamo come una opportunità dove tutti vincono, le bands, le persone che lavorano dietro le quinte, e la stiamo sfruttando meglio che possiamo.”

Parlando dunque della scena, negli ultimi sedici mesi tutte le cosiddette “big four” bands hanno fatto uscire un nuovo album di studio ma anche Testament, Death Angel, Flotsam And Jetsam, Destruction: hai un disco favorito di questo periodo? Per Bobby Blitz quali sarebbero le definitive “big four”?
“La mia release preferita di quelle che hai appena nominato è stata l’ultimo album dei Destruction, ho pensato che quei ragazzi avessero fatto sesso orale per quel disco. L’ho avuto subito, e penso di aver mandato a Schmier le congratulazioni entro tre giorni dall’uscita, e lui ha risposto: “Bene, bene, bene, qualcuno sta prestando attenzione.”. Congratulazioni ai miei amici tedeschi, penso che sia un grande disco thrash. Per quanto riguarda i “big four” invece, di solito non me ne interesso, non sono così egoista da dire che gli Overkill dovrebbero farne parte, sono felice per l’attenzione che portano per il resto di noi. La mia band preferita comunque, tra quelle che sono rimaste fuori e che avrebbero meritato di farne parte, sono i Kreator. Sono un loro fan da tanto tempo e per me loro sono davvero, assolutamente, al 100% “the real fucking deal”. Scrivono, suonano e producono grande musica.”

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‘Let’s All Go To Hades’ presenta quel classico elemento punk rock contenuto in tanti dei vostri classici, come ‘Fuck You’ o, più recentemente come ‘Old School’. cosa ti piace tanto della musica punk?
“Beh, per me è stata l’energia, ovviamente io ho avuto l’occasione di vivere l’esperienza diretta di quando il punk è esploso a New York, prima della seconda british invasion. I Ramones, i New York Dolls, la versione originale dei Blondies che erano un gruppo punk, questa era energia.. e l’energia era fottutamente fantastica e D.D. Verni te lo potrebbe confermare perchè probabilmente era un fan del punk rock ancora più di me. Quando prendi un brano come ‘Let’s All Go To Hades’ senti la NWOBHM, il rock’n’roll e l’energia del punk, e tutto questo è Overkill. E’ qualcosa che è sempre stato parte di noi dal punto di vista dell’energia, ancora più che dal punto di vista del songwriting.”

I Black Sabbath stanno chiudendo il loro libro fra qualche giorno… abbiamo perso il leggendario Lemmy poco più di un anno fa e tante storiche bands stanno dando l’addio alle scene. Ma la scena thrash se la passa molto meglio, avendo conosciuto una sorta di età della resurrezione nell’ultima decade. Perchè proprio il thrash? E durerà nonostante la mancanza di bands giovani di successo?
“Beh, durerà finchè ci ficcherò dentro il cazzo duro, ahahah! Non so perchè… penso che ci siano giovani bands che stanno ridando linfa al genere, probabilmente ci sono meno bands di successo tra i giovani perchè ce ne sono così tante e le informazioni sono istantanee. Stanno suonando in una scena molta affollata. Ci sono un sacco di giovani thrash bands ed un sacco di giovani thrash bands che non abbiamo ancora ascoltato che sono limitate dallo streaming, da Youtube. Non è così facile diventare più conosciuti e grossi quando la competizione è così grande e ci sono così tante bands. Per quanto riguarda le bands più vecchie, l’esperienza di bands come Testament, Exodus, Death Angel, Kreator viene messa al servizio di un’audience più giovane… la scena è davvero valida ed esclusiva ed è il motivo per cui sta andando alla grande! Non so per quanto durerà, non possiamo credere che possa durare per sempre ma ci stiamo godendo il momento.”

Parliamo del ‘The Grinding Wheel’ tour, so perfettamente quanto sia duro stilare una setlist che metta d’accordo tutti, ma questo nuovo album merita molto spazio. Quanti e quali brani nuovi proporrete dal vivo?
“Ne stiamo parlando in questi giorni, siamo tornati da un tour europeo dove abbiamo suonato ‘Our Finest Hour’, ora aggiungeremo ‘Mean, Green, Killing Machine’, ‘Goddamn Trouble’ e probabilmente ‘Shine On’, quattro brani. Per ‘Goddam Trouble’ e ‘Shine On’ abbiamo appena girato dei video quindi dovrebbero essere quei quattro brani.”

Un po’ di anni fa ho notato che avete cominciato a variare sensibilmente le vostre scalette da un tour all’altro, facendo ruotare qualche classico per far spazio a pezzi meno suonati come ‘Who Tends The Fire’, ‘It Lives’ e penso che la cosa sia grandiosa per i fans.” Quale altra vecchia canzone vorresti resuscitare dalla tomba la prossima volta?
“Guarda, è divertente fare qualcosa del genere, è stato bello fare ‘Who Tends The Fire’ ma ovviamente non puoi farlo sempre. Per esempio, per filmare un DVD in Germania abbiamo suonato per intero tutto ‘Horrorscope’ e ‘Feel The Fire’ nello stesso show, abbiamo fatto pezzi praticamente mai eseguiti o quasi come ‘Live Young, Die Free’ o ‘Soulitude’ (fatta in precedenza solo in un tour) oppure anche ‘There’s No Tomorrow’ da ‘Feel The Fire’ è stato davvero divertente. Così nel prossimo tour non sono sicuro al 100% su cosa faremo, pianificheremo la scaletta la prossima settimana per poter cominciare le prove subito dopo.”

Ho sempre considerato gli Overkill dei grandi, una band classica, ma una parola che è sempre stata associata a voi è “sottovalutati”. Odi quella parola? Parlando di sottovalutazioni ritengo che un album come ‘From The Underground And Below’ lo sia stato. Ne hai altri in mente?
“Quello è ancora oggi uno dei miei dischi preferiti, e non penso che sia sottovalutato, è solo che la scena non era salutare come lo è oggi. Parte di questo è dovuto al fatto che quelle canzoni vennero scritte quando il metal se la passava male. C’era Max in Italia e Bobby nel New Jersey e molta meno gente a seguire questa roba. Io penso ancora che sia un gran disco. Se noi siamo considerati sottovalutati la cosa ci ispira: “lavori duro ma sei il numero due!”, e noi non siamo in giro per perdere, noi vogliamo fottutamente vincere! Io amo la competizione, io amo mettere al tappeto tutti sul palco, “Ooohhh, ci hanno battuti..” Io lo dirò solo se l’hanno fatto ma non lascerò che accada. Ricordo di aver parlato con Gary Holt, mi ha detto “Beat that!” (Prova a fare meglio) ed io ho risposto con molto piacere, “I will bury that fucking californian head” Io seppellirò quel fottuto californiano. Questo è il modo in cui io vedo la cosa, “sottovalutati” è in realtà una buona cosa.”

Guardarvi dal vivo è un’esperienza, c’è una tangibile tensione che si può tagliare con un coltello. Una delle cose che mi hanno sempre impressionato di più è come tu ami “vivere sul filo” quando sei palco. Non aspetti mai il tuo momento di cantare e corri sempre verso il microfono all’ultimo secondo, appena in tempo per colpire l’audience con le tue vocals: è qualcosa che tu fai in modo davvero unico. Raccontaci della nascita di questo aspetto di Bobby Blitz.
“Beh, è molto semplice, prima di tutto è “stage fright” (paura del palco… ), non sono mai stato a mio agio. Non sono mai stato a mio agio a fare il cheerleader, non ho mai voluto stare lì e battere le mani, per ottenere il consenso della gente, io voglio subito andarmene affanculo quando non devo cantare. Ero solito vedere Dee Snider dei Twister Sister quando erano una band locale che suonava nei club e lui scappava dal palco per poi far ripartire lo show quando tornava. Io pensavo: “Fucking great! Restart the show!” Questo è perfetto per me ed io correrò fuori dal palco e mi piomberò sul microfono ricominciando lo show, ancora e ancora.”

La tua amicizia e relazione lavorativa con D.D. Verni è assolutamente fondamentale. Ci puoi dire qualcosa che non vi vede sulla stessa lunghezza d’onda?
“Di solito si tratta di cose legate al business. Non abbiamo mai litigato, tutto questo tempo non penso che abbiamo mai alzato le nostre voci l’uno contro l’altro…”

Wow…
“Conosco lui e la moglie da così tanto tempo… ero ancora un ragazzino! Sono diventati marito e moglie e hanno una vita grandiosa. Da quando esiste, la famiglia di Verni è una parte della mia vita e della mia famiglia. Sua moglie ha detto che la nostra relazione funziona perchè abbiamo lo stesso background: lei mi ha detto che capisce che noi dobbiamo mettere la famiglia prima del business e se la famiglia viene prima del business, il business si sistema da solo… abbiamo la stessa etica del lavoro. Siamo stati tirati su dai genitori, amiamo ancora i nostri fratelli e sorelle e non abbiamo problemi con loro. Per questo tipo di persone, probabilmente, conoscersi può portare a relazioni decennali. Ovviamente a volte non siamo d’accordo su certe cose e ce lo diciamo. A volte gli dico che non penso sia la giusta cosa da fare quando vuole massimizzare i nostri introiti… se mi sembra che questo vada a compromettere la nostra integrità. Penso che abbiamo una grande relazione basata sul fatto che siamo persone molto semplici.”

L’America ha appena voltato pagina, c’è un nuovo Presidente eletto, ma il mondo al giorno d’oggi è folle e pericoloso. Percepisco da un brano come la nuova ‘Red, White And Blue’ un forte senso critico ma sotto sotto anche uno spirito patriottico positivo ed un orgoglio di essere americano che alcuni tuoi colleghi, più schierati contro qualcuno, non mi sembrano avere.
“Ovviamente sono un orgoglioso americano, ‘Red, White And Blue’ è un tributo agli uomini in prima linea, ai non apprezzati più che una dichiarazione politica, è un brano sul sacrificio. Concordo con te, sono un proud american e sono sempre stato un ottimista, e penso che durante i tempi turbolenti arrivino grandi risultati. La mia speranza è che nei prossimi quattro anni noi possiamo vedere un cambiamento, una svolta verso la luce più che una camminata nel buio.”

Hai mai pensato di realizzare un album solista con l’aiuto di qualche tuo collega o amico, e chi sceglieresti nella tua line-up ideale?
“Ho fatto una cosa intitolata ‘The Cursed’ (il monicker di questo progetto) anni fa con un tipo che si chiama Dan Lorenzo (storico chitarrista degli Hades, l’ho conosciuto a Praga con sua moglie durante la sua luna di miele; ndA), di solito non penso a qualcosa di esterno rispetto agli Overkill per quanto riguarda la musica. Non so nemmeno se sia giusto che io faccia una cosa del genere perchè io mi conosco. Io sono uno da team, io lavoro molto bene all’interno di questa band. Non mi interessa Bobby Blitz, questa cosa non riguarda nemmeno solo Bobby Blitz e D.D Verni, a me interessano gli Overkill, quella è veramente la cosa più importante. Per me ciò che conta è Blitz, Verni, Linsk, Tailer e Ron. Io non penso mai in termini di “ahh quale sarebbe la mia line-up dei sogni?”. Non mi interessa, io preferirei stare con quattro tipi che non suonano benissimo, ma con i quali amo stare, piuttosto che stare con quattro tizi che probabilmente odierei ma che sono grandi musicisti.”

Chiarissimo… Bobby ultima domanda, dal punto di vista delle lyrics quali sono i brani più forti di ‘The Grinding Wheel’ e perchè?
“Penso ‘Our Finest Hour’, che è una conversazione tra due tipi, potrebbero essere anche due metallari: uno ha confidenza ed esperienza, l’altro nè l’una nè l’altra. Il primo dice all’altro: “It’s easy man, just watch me!” ahahah! Di ‘Red, White and Blue’ abbiamo appena discusso e mi piace e penso che un testo piuttosto unico sia anche quello di ‘The Wheel’. Il brano precede ‘The Grinding Wheel’ perchè è una conversazione dove un tizio dice quanto sia stato faticoso il lavoro, su quanto si senta stanco, ferito, abbattuto. Si vorrebbe sedere, rilassarsi e farsi un drink ma deve tornare al lavorare. Quando ‘The Wheel’ finisce lui va alla ‘Grinding Wheel’ e continua a lavorare: è anche quello un pezzo davvero interessante.”

Bobby, grazie veramente, potresti mandare un messaggio finale al nostro portale loudandproud.it
“Grazie Loudandproud.it this is Bobby Blitz from Overkill, we’ll see you in Italia!”

Grazie Bobby, è stato un piacere..
“Ok Max, è stato divertente! Ciao!”

Line-up:
Bobby “Blitz” Ellsworth – voce
Dave Linsk – chitarra
Derek Tailer – chitarra
D.D. Verni – basso
Ron Lipnicki – batteria

Discografia:
Feel The Fire (1985)
Taking Over  (1987)
Under The Influence  (1988)
The Years Of Decay (1989)
Horrorscope (1991)
I Hear Black  (1993)
W.F.O. (1994)
The Killing Kind (1996)
From The Underground And Below (1997)
Necroshine (1999)
Bloodletting (2000)
Killbox 13 (2003)
ReliXIV (2005)
Immortalis (2007)
Irounbound (2010)
The Electric Age (2012)
White Devil Armory (2014)
The Grinding Wheel (2017) 

 

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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